Maurizio Gasparri, 64 anni, senatore di Forza Italia
Maurizio Gasparri, 64 anni, senatore di Forza Italia
"Accolgo con favore la riflessione del presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti sull’anacronismo tra separazione delle rilevazioni tra stampa cartacea e online. I limiti antitrust alla concentrazione tra diverse piattaforme sono superati. Occorre avviare una discussione per un suo superamento". Senatore Gasparri, una delle ultime leggi che ridisegnano il settore dei media e pone limiti è la sua. La famosa legge Gasparri del 2004. "Quando io presentai quella...

"Accolgo con favore la riflessione del presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti sull’anacronismo tra separazione delle rilevazioni tra stampa cartacea e online. I limiti antitrust alla concentrazione tra diverse piattaforme sono superati. Occorre avviare una discussione per un suo superamento".

Senatore Gasparri, una delle ultime leggi che ridisegnano il settore dei media e pone limiti è la sua. La famosa legge Gasparri del 2004.

"Quando io presentai quella legge molti mi accusarono di aver fatto tutto nell’interesse di alcuni grandi gruppi italiani, vedi Mediaset. In realtà ciò che appariva grande in Italia era piccolo in campo europeo e mondiale. Già allora c’erano Murdoch e altri player di notevoli dimensioni. Era quello che io chiamavo l’effetto Gulliver: un gigante in un mondo di nani".

Poi la situazione è ulteriormente cambiata.

"Sì, perché è arrivata la rete, sono arrivati gli over the top e quindi i giganti sono diventati ancora più giganti".

Crede che la normativa antitrust vada rivista?

"Indubbiamente occorre avviare una discussione il cui fine deve essere quello di non umiliare nessuno degli attori in campo, come la sinistra voleva fare a suo tempo. È chiaro che la nuova normativa deve tener conto delle grandi novità intervenute nel campo dell’editoria, con la sempre maggiore integrazione tra stampa cartacea e digitale".

Per l’editoria il web è più un problema o una risorsa?

"Il mondo cambia, e dobbiamo prenderne atto. In ogni caso bisogna in tutti i modi evitare il saccheggio digitale che gli editori e gli autori subiscono continuamente dai giganti del web. Non voglio che diventiamo una provincia di Amazon o di Google, giganti che, ricordiamolo, pagano pochissime tasse e quindi non godono delle stesse condizioni degli altri editori".

Ma Google ha recentemente sviluppato importanti accordi con numerosi editori, anche in Italia, per una reciproca collaborazione. Che cosa ne pensa?

"I termini degli accordi non sono ancora ben chiari, ma a quanto ho capito Google dovrebbe pagare di più".

Secondo lei questo Parlamento, e questa legislatura che ha ancora due anni di vita davanti, riusciranno a portare a casa una riforma?

"Sicuramente ci dobbiamo provare. Anche perché finalmente l’Italia ha recepito la direttiva europea sul Copyright e questo faciliterà il nostro compito".

Pierfrancesco De Robertis