Mercoledì 24 Luglio 2024
LUCA RAVAGLIA
Economia

Cosa sono e come funzionano i dazi sulle auto cinesi

Da oggi la Ue ha imposto un incremento delle tasse per i produttori cinesi che esportano auto in Europa. Quali sono gli obiettivi

Roma, 5 luglio 2024 – La Cina fornisce sussidi di Stato ai produttori di auto elettriche, ritenuti ‘sleali’ nel confronti delle case del Vecchio Continente e così l’Europa risponde alzando la barriera dei dazi sulle importazioni provenienti da Pechino. Si parte da oggi, venerdì 5 luglio, data nella quale parte un iter che si annuncia complesso, perché complessa è anche la partita degli interessi in campo.

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Cosa sono i dazi

I dazi, in parole povere, sono misure economiche protezionistiche nei confronti di prodotti realizzati in altri paesi. In pratica un costo supplementare (come una tassa) che deve pagare chi vuol fare entrare il suo prodotto in un determinato paese.

Cosa succede ora

La prima fase sarà provvisoria e durerà 4 mesi. Ci si è arrivati dopo il fallimento delle trattative tra le parti, che però non ha portato alla rottura dei contatti. In effetti il tema resta sul tavolo, con la prospettiva che possano arrivare quanto meno dei correttivi. Lo conferma la stessa Commissione Europea: “I contatti a livello tecnico proseguono al fine di raggiungere una soluzione compatibile con l’Organizzazione mondiale del commercio, che risponda adeguatamente alle preoccupazioni sollevate dall’Unione europea” Nel frattempo la palla passa agli Stati membri, che sono chiamati a esprimersi sulle decisioni provvisorie fin qui prese. Servirà ratificare il pacchetto entro 14 giorni dalla pubblicazione di tali misure e servirà farlo a maggioranza semplice.

Le consultazioni

A dimostrazione del fatto che la partita non è ancora chiusa, le parti coinvolte dalla procedura provvisoria hanno la facoltà sia di chiedere un’audizione con la Commissione (la richiesta deve essere avanzata entro 5 giorni dall’entrata in vigore delle misure), sia di fornire osservazioni sul merito (in questo caso la finestra si allunga a 15 giorni). Dopo di che, tenuto conto di tutte le nuove informazioni ed eventuali proposte pervenute, la Commissione tornerà sul tema, pubblicando una proposta di misure definitive, alle quali le parti interessate avranno 10 giorni di tempo per rispondere con eventuali ulteriori osservazioni.

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Il testo definitivo

Quando il documento finale sarà pronto, la Commissione Europea lo presenterà agli Stati membri che dovranno ratificarlo. A quel punto la strada sarà già ampiamente delineata, dal momento che il provvedimento si considera automaticamente approvato, a meno che a questo non si opponga una maggioranza qualificata contraria. Le misure che saranno state adottate resteranno in vigore per cinque anni, con la possibilità di una successiva proroga che dovrà comunque essere riesaminata alla luce dei nuovi scenari del settore.

Chi è coinvolto

Al momento i dazi ‘individuali’ verranno applicati a tre produttori individuati come ‘campione’. Si tratta di Byd (che dovrà fare i conti con una misura pari al 17,4%), Geely (19.9%) e Saic (37,6%). I produttori cinesi sono però ovviamente ben maggiori: per stabilire gli importi provvisori, la Commissione ha scelto di dividere il gruppo in due categorie, in base a chi ha scelto di collaborare con l’inchiesta europea avviata in materia e chi ha deciso di non farlo. Al primo gruppo verranno applicati dazi medi del 20,8%, che saliranno alla media del 37,6% per i secondi.

Questioni aperte

Se l’intento dichiarato è quello di sostenere i produttori di auto europei che dovrebbero altrimenti fare i conti con una competizione su prezzi non concorrenziali, le conseguenze empiriche che deriveranno da questa strategia non mettono tutti d’accordo. Le principali perplessità arrivano dai Governi (come quello tedesco) che da una parte temono la possibile escalation di una guerra commerciale con la Cina i cui esiti sono quanto meno incerti e dall’altra i danni che ricadrebbero sulle case che hanno avviato la produzione automobilistica nel Paese asiatico. Il tutto senza dimenticare che a Pechino si trova una larghissima parte delle materie prime necessarie a realizzare le batterie elettriche delle quali l’Unione Europea è in pratica dipendente. Il rischio paventato è dunque quello che questo genere di barriera commerciale possa creare più problemi che soluzioni. Per questo l’auspicio resta quello di una mediazione al tavolo delle trattative.