Giovedì 25 Luglio 2024

La Ue mette i dazi sulle auto elettriche cinesi. Da domani costeranno di più? I pro e i contro

La decisione per bilanciare le sovvenzioni statali di cui godono. Tante le voci contrarie fra cui quelle delle case automobilistiche europee. Per ora i dazi sono provvisori

Roma, 4 luglio 2024 – La Ue mette i dazi sulle auto cinesi. Lo fa a partire da domani (per il momento in modo provvisorio per 4 mesi) ma l’obiettivo è quello di introdurli per 5 anni. E perché lo fa? Per proteggere il mercato automobilistico europeo davanti ai bassi prezzi delle auto prodotte in Cina, prezzi bassi dovuti (anche) alle sovvenzioni statali, che la Ue considera contrarie alle regole del libero mercato.

Ue, 'sui dazi auto cinesi nessun rinvio, si decide a luglio'
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I dazi alle auto cinesi

La Commissione europea ha imposto dazi compensativi provvisori sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina. Sulla base dell'indagine, durata nove mesi, la Commissione ha concluso che la catena del valore delle auto elettriche a batteria in Cina beneficia di sovvenzioni ingiuste, che stanno causando una minaccia di pregiudizio economico (danno) ai produttori europei. L'indagine ha inoltre esaminato le probabili conseguenze e l'impatto di queste misure su importatori, utenti e consumatori di auto elettriche nell'Ue.

Dazi fino al 37,6%

I dazi individuali applicabili alle cause automobilistiche cinesi sono (le prime tre anno collaborato all’inchiesta):

  • per Byd: 17,4%
  • per Geely: 19,9%
  • per Saic: 37,6%
  • Altri produttori di veicoli elettrici a batteria in Cina, che hanno collaborato all'inchiesta ma non sono stati inseriti nel campione, sono soggetti al dazio medio ponderato del 20,8% (fra questi Tesla e Bmw-Brillance)
  • Il dazio per le altre società che non hanno collaborato è del 37,6%

Dazi più bassi del previsto

Rispetto alle aliquote comunicate in anticipo il 12 giugno 2024, i dazi provvisori sono stati adeguati leggermente al ribasso sulla base delle osservazioni sull'accuratezza dei calcoli presentate dalle parti interessate. In pratica l’indagine ha fatto sì che, i calcoli effettuati, abbiano stabilito vantaggi dalle sovvenzioni inferiori a quelli originariamente calcolati. 

Da quando entrano in vigore

I dazi provvisori si applicheranno a partire da domani, per una durata massima di quattro mesi. Entro tale termine dovrà essere presa una decisione definitiva sui dazi definitivi, attraverso il voto degli Stati membri dell'Ue. Una volta adottata, questa decisione renderebbe i dazi definitivi per un periodo di cinque anni.

I contatti col governo cinese

Nel frattempo le consultazioni con il governo cinese si sono intensificate nelle ultime settimane, a seguito di uno scambio di opinioni tra il vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao. Proseguono i contatti a livello tecnico al fine di raggiungere una soluzione compatibile con il Wto, che risponda adeguatamente alle preoccupazioni sollevate dall'Unione europea. Qualsiasi esito negoziato dell'indagine deve essere efficace nell'affrontare le forme pregiudizievoli di sovvenzione individuate, precisa la Commissione.

La riscossione dei dazi

I dazi compensativi provvisori sono garantiti da una “garanzia” (nella forma decisa dalle dogane di ciascuno Stato membro) e possono essere riscossi in determinate circostanze solo quando è stata presa la decisione di imporre dazi definitivi.

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La procedura

Dopo la procedura ordinaria di difesa commerciale, gli Stati membri voteranno ora sulle misure provvisorie, mediante procedura scritta e a maggioranza semplice, entro 14 giorni dalla pubblicazione delle misure provvisorie nella Gazzetta ufficiale.

Le parti interessate hanno inoltre la possibilità di richiedere audizioni con i servizi della Commissione entro 5 giorni dall'entrata in vigore delle misure provvisorie e di fornire osservazioni entro 15 giorni dall'entrata in vigore. Successivamente, dopo aver preso in considerazione le osservazioni delle parti interessate, la Commissione pubblicherà la sua proposta di misure definitive, se presenti, e concederà alle parti interessate un tempo adeguato (10 giorni) per presentare osservazioni.

La decisione finale

La Commissione presenterà quindi la decisione finale agli Stati membri, che voteranno secondo la procedura d'esame prevista dalle norme della comitatologia (proposta della Commissione adottata a meno che non vi sia maggioranza qualificata contraria). Questo voto avrà effetto vincolante. Eventuali misure avranno una durata di 5 anni, prorogabile su richiesta motivata e successivo riesame.

Il caso Tesla

A seguito di una richiesta motivata, Tesla – produttore in Cina – può ricevere un'aliquota (si parla di cifre intorno al 20%) del dazio calcolata individualmente nella fase definitiva. Qualsiasi altra società che produce in Cina non selezionata nel campione finale e che desideri che la sua situazione particolare venga indagata può chiedere un riesame accelerato, in linea con il regolamento antisovvenzioni di base, subito dopo l'istituzione delle misure definitive. Il termine per concludere tale riesame è di 9 mesi dalla sua richiesta.

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I produttori europei contrari ai dazi

Ogni 10 auto elettriche vendute in Europa, 2 sono cinesi. Non tantissime allo stato attuale. E questo non è l’unico motivo per cui diverse case automobilistiche europee sono contrarie ai dazi. Diversi produttori europei hanno ormai fabbriche in Cina e quindi i dazi produrrebbero loro più danni che vantaggi. Volkswagen ha infatti criticato la mossa dell'Unione Europea di imporre dazi aggiuntivi provvisori fino al 38% sulle importazioni cinesi di auto elettriche per motivi di sussidi. "La tempistica della decisione della Commissione Europea è dannosa" per il mercato europeo delle auto

elettriche, ha affermato Volkswagen in una nota. "I dazi compensativi in genere non sono adatti a rafforzare la competitività dell'industria automobilistica europea a lungo termine: li respingiamo", ha aggiunto il gruppo automobilistico tedesco.

Le parole del ministro Urso

''Noi siamo per un mercato libero ma equo e quindi ci auguriamo che, anche in questo caso, si possa trovare una soluzione negoziale che ripristina le condizioni dell'equità di mercato a fronte delle sovvenzioni che la Commissione Europea ha verificato e di cui hanno goduto le imprese cinesi''. Così il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso in un punto stampa a margine degli incontri di oggi a Pechino nell'ambito della sua missione con i vertici di Ccig e Chery e dopo aver incontrato la comunità imprenditoriale italiana in Cina. ''I dazi sono talvolta lo strumento necessario per ripristinare le condizioni di mercato che evidentemente siano state accertate e violate'', aggiunge.