Giovedì 11 Luglio 2024
BRUNO ANTONIO MIRANTE
Economia

Ue inflessibile: dazi fino al 38% sulle auto elettriche cinesi. “Fanno concorrenza sleale”

I produttori cinesi di veicoli a batteria usufruiscono i sussidi pubblici per cui possono vendere in Europa al di sotto del prezzo di fabbricazione. Tributi salati dal 4 luglio per chi non si mette in regola. Pechino: “Risponderemo con fermezza”

Bruxelles, 12 giugno 2024 – La Commissione europea prende prende atto della concorrenza sleale sul mercato occidentale da parte dei produttori cinesi di auto elettriche e propone di imporre dazi fino al 38% sui veicoli importati nell'Ue. La notizia, anticipata dal Financial Times, ha trovato conferma a seguito del collegio dei commissari riunito oggi a Bruxelles.

La Cina sostiene i produttori di auto elettriche con sussidi statali (Epa)
La Cina sostiene i produttori di auto elettriche con sussidi statali (Epa)

Sovvenzioni sleali

L'indagine sulle catene del valore dei veicoli elettrici cinesi a batteria, da parte dell'esecutivo comunitario, è durate nove mesi ed è terminata questa mattina con una decisione destinata a suscitare polemiche mentre già si contano le prime reazioni. La concorrenza sleale, secondo la Commissione, si traduce nei fatti in sussidi pubblici a favore di questi produttori, capaci di vendere in Europa al di sotto del prezzo di produzione. I veicoli elettrici - fanno sapere da Bruxelles - "beneficiano di sovvenzioni sleali" che "stanno causando una minaccia di danno economico ai produttori dell'Ue" nel settore.

Per questo, la Commissione ha deciso di imporre provvisoriamente, a partire dal 4 luglio, dazi compensativi provvisori sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina, a meno che non si arrivi a trovare nel frattempo un accordo con le autorità cinesi per risolvere la questione. Sulla base dei risultati dell'indagine, la Commissione ha provvisoriamente stabilito che è comunque nell'interesse dell'Unione porre rimedio agli effetti delle pratiche commerciali sleali riscontrate, imponendo i dazi compensativi provvisori sulle importazioni dalla Cina.

A quanto ammontano

Di conseguenza, la Commissione ha preannunciato oggi alle parti interessate il livello dei dazi compensativi individuali provvisori che intende imporre ai tre produttori cinesi nel campione preso in considerazione, e in particolare: il 17,4% alla società Byd, il 20% alla Geely e ol 38,1% alla Saic. Gli altri produttori cinesi di veicoli elettrici a batteria che hanno collaborato all'inchiesta, ma non sono stati inclusi nel campione, saranno soggetti a un dazio medio ponderato pari al 21%, mentre tutti gli altri produttori in Cina che non hanno collaborato all'inchiesta saranno soggetti a un "dazio residuale" del 38,1%.

Quando partono

"I risultati provvisori dell'indagine anti-sovvenzioni dell'Ue indicano che l'intera catena del valore dei veicoli elettrici a batteria beneficia pesantemente di sussidi sleali in Cina, e che l'afflusso di importazioni cinesi sovvenzionate a prezzi artificialmente bassi rappresenta quindi una minaccia di pregiudizio chiaramente prevedibile e imminente per l'industria dell'Ue", sottolinea la Commissione in una nota. Parallelamente, la Commissione ha contattato le autorità cinesi per discutere questi risultati dell'indagine, che era stata iniziata il 4 ottobre 2023, e le possibili modalità per risolvere la questione, prima che i dazi provvisori entrino in vigore il 4 luglio. In caso contrario, delle misure anti sovvenzioni definitive possono essere prese dall'Ue quattro mesi dopo l'entrata in vigore dei dazi provvisori.

Berlino: “Non vogliamo una guerra commerciale”

"Abbiamo raggiunto un passo fondamentale nella nostra indagine sui veicoli elettrici a batteria cinesi, rendendo pubblici i dazi provvisori che intendiamo imporre - ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Il nostro obiettivo - ha chiarito - non è chiudere il mercato europeo ai veicoli elettrici cinesi, ma garantire che la concorrenza sia leale". Ma non c’è unità in Europa sulla politica restrittiva avviata dalla Commissione. "I dazi punitivi della si ripercuotono sulle imprese tedesche e i loro prodotti di punta –  scrive su X il ministro tedesco dei Trasporti Volker Wissing – I veicoli devono diventare più economici attraverso una maggiore concorrenza, mercati aperti e condizioni di localizzazione significativamente migliori nell'Ue, non attraverso guerre commerciali e preclusioni di mercato”. Soddisfatto invece il ministro delle Imprese e Made in Italy, Alfonso Urso, convinto che i dazi vadano nella direzione di “riaffermare in Italia l'industria automobilistica, uno dei settori trainanti dello sviluppo industriale del nostro paese a cui non vogliano assolutamente rinunciare”. 

La reazione cinese

La Camera di commercio cinese presso l'Ue ha espresso "shock, grave delusione e profonda insoddisfazione" per i dazi. I timori, si legge in una nota, sono legati al fatto che la mossa possa "intensificare gli attriti commerciali tra Pechino e Bruxelles, incidendo negativamente sulle relazioni economiche e commerciali" tra le due parti.

Il ministero del Commercio di Pechino, attraverso un suo portavoce, ha chiarito che la Cina "adotterà risolutamente tutte le misure necessarie per difendere con fermezza i diritti e gli interessi legittimi delle aziende cinesi". L`Ue "ha ignorato i fatti e le regole dell`Organizzazione mondiale del commercio, ha ignorato le ripetute forti obiezioni della Cina e ha ignorato gli appelli e la dissuasione dei governi e delle industrie di diversi Stati membri dell’Ue". La decisione dei dazi “manca di base fattuale e giuridica", secondo Pechino, perché "la Commissione europea ha ignorato il fatto oggettivo che il vantaggio cinese nei veicoli elettrici deriva dalla libera concorrenza", e ha invece enfatizzato "le cosiddette sovvenzioni", mettendo in campo un atto "puramente protezionistico, che crea e intensifica gli attriti commerciali, e di fatto mina la concorrenza leale nel nome del "mantenimento della concorrenza leale".