Hanno assicurato il funzionamento degli impianti, la sanificazione dei locali e i pasti. Ma sono solo alcuni esempi del lavoro fatto da facility manager e società di facility management in questo periodo di pandemia per il Coronavirus nelle aziende – ora alle prese con la ripartenza della cosiddetta Fase 2 – e negli ospedali di tutta Italia. "Adesso, però, dovremo riprogrammare gli spazi di lavoro nelle aziende e adottare un nuovo modello", spiega Marco Decio (nella foto tonda), presidente di Ifma Italia. L’associazione nasce nel 1995, come capitolo italiano dell’International Facility Management Association, e riunisce 154 società.

Parliamo di facility management, disciplina che comprende servizi che vanno dalle manutenzioni alla gestione dell’energia. Ma qual è il comun denominatore del vostro settore?

"Ifma ha la particolarità di aggregare al suo interno domanda e offerta. Abbiamo i facility manager delle grandi aziende che rappresentano la domanda e abbiamo le aziende che aggregano ed erogano servizi, l’offerta. Il mercato del facility management in Italia è nato circa 25 anni fa e si può suddividere in tre grandi mondi: quello dei servizi all’edificio, agli spazi e alle persone. Anche se va detto che la sostenibilità ambientale e il welfare sono temi a cui ci si è avvicinati sempre di più negli ultimi anni".

Com’è cambiato il vostro modo di lavorare?

"Siamo diventati sempre di più i responsabili di un risultato. Faccio un esempio: non guardo quante volte l’operatore deve tagliare l’erba, ma stabilisco contrattualmente come deve essere l’erba. E abbiamo integrato sempre di più nella nostra offerta servizi erogati da nostri fornitori".

Quanto vale il mercato del facility management in Italia?

"Circa 40 miliardi di euro ogni anno. Abbiamo un riscontro molto forte nel mondo privato. Il settore pubblico rappresenta una fetta minore, ma stiamo lavorando per spingere molto di più su questo fronte".

Che cosa si richiede ad una società di facility management e a un facility manager?

"In sostanza tre cose. Capacità strategica per organizzare tutto ciò che non è il core business dell’azienda, capacità analitica di capire quali sono le reali esigenze e capacità gestionale operativa. Sono questi i tre pilastri del Facility management".

Avete lavorato in prima linea nella gestione del patrimonio delle aziende in questo periodo di pandemia. Come vi siete mossi?

"Questo periodo ha richiesto alle società di facility management interventi nell’immediato, abbiamo dovuto progettare soluzioni per risolvere situazioni nella contingenza. Ma le nostre aziende non hanno solo la capacità analitica e strategica di gestire con facilità questi processi, ma hanno anche quella di ripensare le regole per il futuro. Perché sono abituate a pensare a tutto, alle singole conseguenze di ogni azione. Inoltre, abbiamo discusso con un primo gruppo di 54 soci dei problemi che ci siamo trovati di fronte e cercato di trovare soluzioni di buon senso. Il punto di forza dei facility manager è proprio questo: mettere a fattor comune le esperienze e fare sintesi".

Secondo lei come sarà il mondo del lavoro quando la pandemia sarà finita?

"Il dopo non sarà come il prima. Torneremo ad una normalità nuova. Non basta riscrivere le regole sulla sicurezza. Ad esempio, dovremo ripensare anche lo smartworking, perché quello che abbiamo fatto in questi due mesi in modo selvaggio non può essere preso ad esempio. Per tante aziende, quando riapriranno, sarà come aprire una nuova azienda".

Avete scritto a Vittorio Colao, il manager che guida la task force per la ripartenza delle aziende. Cosa gli avete cheisto?

"Abbiamo scritto a Vittorio Colao per mettere a disposizione i dati e le competenze di Ifma Italia, del Centro studi e di tutti i soci che sono chiamati in prima persona a gestire tutte le problematiche del rientro in azienda".

Aumenteranno i costi per le aziende?

"Sì, ad esempio si stima un aumento di almeno il 30% per il servizio di pulizie e sanificazione ambienti. Alcuni servizi che tradizionalmente erano previsti come straordinari, ad esempio gli interventi manutentivi di pulizia delle canalizzazioni dell’aria, passeranno a canone con relativi aumenti. Ma il nostro compito principale sarà quello di ripensare assieme alle aziende il modo di erogare questi servizi. Insomma, ci aspetta un lavoro complesso".