Lunedì 22 Aprile 2024

Cos'è una leva operativa e a cosa serve in un’azienda

Che tipo di informazioni fornisce su un’impresa: l’impatto dei costi fissi e variabili sul risultato operativo al variare del volume del fatturato

Leva operativa - Crediti iStock Photo

Leva operativa - Crediti iStock Photo

Roma, 24 febbraio 2024 – All’interno di un’azienda è molto utile capire quanto i costi fissi e variabili incidono sul risultato operativo della realtà economica al mutare del valore del fatturato. In tale ottica importante è la leva operativa, ovvero un indicatore che permette di avere comprensione dell’intera struttura produttiva di un’impresa.

Leva operativa, che cos’è e come si ottiene

Come detto in precedenza, la leva operativa indica in che modo i costi fissi e variabili incidono sul risultato operativo al variare del fatturato, ma, volendo essere più specifici, è possibile dire che è il risultato del rapporto che vede al numeratore il margine di contribuzione dell’azienda e al denominatore il suo reddito operativo. Si ricorda, a tal proposito, che il margine di contribuzione è pari alla differenza tra fatturato e i costi variabili dell’azienda. Per come è strutturato, dunque, questo valore offre molte indicazioni in merito all’equilibrio di una realtà economica tra prezzi fissi e variabili al variare dei suoi introiti.

C’è poi un altro modo parallelo per ottenere la leva operativa, ovvero dividere la variazione percentuale del risultato operativo, anche detta EBIT, per quella delle vendite. In quest’ultimo calcolo è previsto che la leva operativa cambi al mutare dei costi fissi: quando questi sono elevati la leva operativa aumenta, mentre quando le spesse stabili sono basse si ha una sua diminuzione.

Costi fissi e variabili: le differenze

Per una comprensione approfondita della leva finanziaria, è necessario avere ben chiara la distinzione che intercorre tra costi fissi e costi variabili. Ecco dunque che:

- i costi fissi di una realtà economica sono tutti quelli che, indipendentemente dalla produzione e dal fatturato della stessa, tendono a non mutare e a rimanere costanti nel tempo. In questa categoria rientrano dunque gli affitti degli spazi di lavoro e quelli commerciali, le spese sostenute per i macchinari, ivi compreso il loro ammortamento e leasing, i canoni fissi e gli stipendi dei dipendenti dell’impresa. A questi si aggiungono poi i costi fissi che possono godere di un certo margine di discrezionalità in base alle decisioni prese dalle aziende, come le spese per la ricerca e lo sviluppo, la comunicazione, la formazione e il marketing;

- i costi variabili, invece, sono tutti quelli che risentono fortemente dell’andamento della produzione e della vendita dei prodotti e servizi dell’azienda. Rientrano in questa categoria le materie prime necessarie alla produzione e il coinvolgimento di terzi in alcune fasi del processo produttivo o in altri servizi appaltati esternamente. All’interno dei costi variabili è possibile effettuare un’altra ulteriore classificazione, ovvero quella che li divide in lineari e degressivi. Nel primo caso esiste un rapporto pressoché costante tra i volumi di vendita e produzione e i costi necessari, mentre nel secondo si è in presenza di spese che hanno la tendenza a pesare di meno sul fatturato all'aumentare dei volumi di vendita.

Costi fissi e variabili elevati possono incidere in maniera differente sul fatturato delle imprese. Nel primo caso, quello dei costi fissi elevati, si è verifica solitamente in presenza di una maggiore sensibilità alla congiuntura economica, il che rende tali spese più scalabili. Nel secondo caso, gli elevati costi variabili portano ad un impatto maggiore della congiuntura economica negativa e del calo dei ricavi, poiché è la struttura stessa dei costi a rendere più pesante la performance.

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