Cos'è il value investing e come funziona

Qual è lo scopo principale di questa tecnica, come si è evoluta nel tempo e quali sono i fattori da prendere in considerazione

 Value investing - Crediti iStock Photo
Value investing - Crediti iStock Photo

Quando si parla di value investing si fa riferimento alla famosa tecnica di investimento ideata, negli anni venti del ‘900, da Benjamin Graham, David Dodd e Warren Buffet. Si tratta di una metodologia che mira a raggiungere società di alta qualità e contraddistinte da una visione di aumento, nel lungo termine, del prezzo delle loro azioni. La strategia si basa sulla speranza, o per meglio dire la prospettiva, che sempre più realtà inizieranno ad investire su queste società ad alto potenziale di rendimento nel lungo periodo, andando così a far crescere il prezzo delle azioni. Il primo step del value investing è, dunque, selezionare, o meglio scovare, delle società quotate le cui potenzialità sono sottovalutate dal mercato. Solitamente il value investing, più che come una tecnica di investimento, è visto come un vero e proprio stile che viene assunto dagli investitori. Questi, infatti, a fronte di vantaggi non sempre certi, si scontrano con i limiti di avere a che fare con un investimento che richiede: - obiettivi chiari; - austerità e pazienza; - una visione di lungo termine, il che rende questa tecnica poco rilevante per chi ha la necessità di generare profitti rapidi.

Vale investing, cos’é

Secondo Benjamin Graham, di fatto inventore del value investing, «un'operazione di investimento è quella che, dopo un'attenta analisi, promette la sicurezza del capitale e un soddisfacente ritorno. Le operazioni che non soddisfano questi requisiti sono speculative». L’investimento, dunque, deve avvenire soltanto dopo un’attenta analisi del contesto e delle prospettive future, evitando, come sostenuto invece da Charlie Munger, di derivare “dalla moda e dall'uso di strumenti a leva e altamente volatili”. Cercando di tradurre praticamente questi assunti, nel value investing ogni decisione di investimento rifugge dal sentiment del mercato, ma passa sempre attraverso un’attenta analisi preventiva. Nel suo libro Security Analysis and The Intelligent Investor del 1949, Benjamin Graham sottolinea una serie di aspetti che devono essere presi a riferimento quando si decide di fare un investimento. In particolare: - «il rendimento dell'utile per azione (calcolato come l'utile per azione diviso per il prezzo di quotazione) deve raddoppiare il rendimento di un'obbligazione di una società AAA; - il rapporto prezzo / utili del titolo deve essere inferiore del 40% rispetto allo stesso rapporto rappresentativo dell'intero mercato (per un periodo di almeno cinque anni); - il rendimento dei dividendi deve essere superiore ai due terzi del rendimento delle obbligazioni societarie AAA; - il prezzo delle azioni deve essere inferiore ai due terzi del valore contabile dei beni materiali della società (il bene materiale deve essere diviso per il totale delle azioni in circolazione); - il prezzo delle azioni deve essere inferiore a due terzi del valore dell'attivo circolante netto (attivo meno passivo corrente, quindi la differenza viene divisa per il numero di azioni in circolazione); - il rapporto debito / capitale proprio (contabilità) deve essere inferiore a 1; - le attività correnti devono essere superiori alle passività correnti; - il capitale circolante netto è almeno il doppio dei debiti dell'azienda; - crescita storica dell'utile per azione del 7% negli ultimi dieci anni. - non più di due anni di calo dei guadagni negli ultimi dieci anni». Valutati tutti questi aspetti, gli investitori dovranno scegliere come, quando e su cosa investire, potendo contare su un altro importante strumento guida, ovvero il margine di sicurezza. Questo deve essere inteso come quel margine entro il quale chi investe può avere fiducia nella sua decisione. È una sorta di assicurazione contro gli errori per gli investitori, da intendersi come una soglia entro la quale il valore di una società è superiore al prezzo delle sue azioni e, dunque, vi è una buona probabilità che investire su di essa possa garantire un buon ritorno economico.

Come funzione il value investing

Nel momento in cui si decide di adottare una strategia di investimento value investing, è necessario seguire una serie di passaggi fondamentali. Si tratta, più nello specifico: - di un’analisi approfondita di tutte le variabili che riguardano l’investimento; - dell’osservazione del mercato. Secondo una nota metafora di Graham, è consigliabile acquistare quando il mercato ha paura e vendere quando è invece euforico; - della valutazione dei propri vincoli di bilancio, soprattutto nell’ottica di lungo periodo che contraddistingue questa tecnica di investimento; - dell’analisi del margine di sicurezza proprio di ogni singolo investimento che è pari alla differenza tra il valore intrinseco dell'azienda e il suo prezzo di mercato. I quattro step descritti, per quanto considerabili come procedure a sé stanti, vengono svolti anche in maniera simultanea, con uno che può essere in grado di influenzare l’altro.

Come si valutano le azioni nel value investing

Fondamentale, affinché il value investing porti ai frutti sperati, è impostare correttamente l’investimento fin dall’inizio. Ecco dunque che andranno presi a riferimento alcuni elementi indicativi che, meglio di altri, possono far comprendere agli investitori come potrà evolversi la situazione di una società, e delle sue azioni, nel lungo periodo. Entrando nel dettaglio, la valutazioni delle imprese possono interessare: - il loro flusso di cassa, per comprendere fin da subito se l’azienda ha dei debiti oppure no. La quantità di denaro che entra ed esce dalle casse aziendali permette, dunque, di realizzare una stima di come potrebbero evolversi lo scenario nel lungo periodo; - il loro valore patrimoniale, ottenuto controllando il bilancio aziendale. In tale documento, che è pubblico, sono riportate tutte le informazioni relative ad una realtà economica e questo permetterà di avere un quadro completo della situazione di fronte alla quale ci si trova; - gli indici di borsa, cioè le relazioni che intercorrono tra le diverse variabili (come ad esempio quelle legate al prezzo degli asset o alla contabilità) di una società quotata in borsa. Valutati questi aspetti, gli investitori possono far emergere i cosiddetti titoli di valore, ovvero quelli che offrono rendimenti costanti nel tempo e pagano dividendi elevati. Una volta individuati, questi titoli devono essere analizzati e scelti in base: - ai divendi che possono generare; - ai guadagni (PE Ratio); - al prezzo; - alla forza delle azioni, cioè a come questo potranno accresce il proprio valore nel tempo. In base a quanto fin detto, appare evidente che il value investing prevede che gli investitori siano in grado di scovare e acquistare dei titoli sottovalutati che, nel lungo periodo, potranno garantire un rendimento (definito in questo caso potenziale) elevato. La condizione necessaria, affinché tale tecnica possa non risultare del tutto svantaggiosa, è che il rischio di investimento sia ragionevole.

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