Un'app mostra le quotazioni dei Bitcoin (Ansa)

Roma, 30 dicembre 2017 - Bitcoin e le sue sorelle. Il 2017 è stato l’anno di sdoganamento delle criptovalute nel linguaggio comune, il boom in particolare di Bitcoin è salito alla ribalta delle news dei telegiornali, è entrato nelle chiacchiere da bar degli italiani, ha scalato le classifiche di ricerca sul web e ha iniziato a impensierire le autorità di mezzo mondo. Amata e odiata, ha diviso anche gli squali di Wall Street. Tanto che, tra un rally, un tonfo e un recupero di valore, sono diversi i paesi che hanno cercato di stringere le briglie regolatorie sulle monete virtuali. L’ultima in ordine di tempo è stata la Corea del Sud, ma anche l'autorità che regola i mercati finanziari in Israele proporrà di vietare alle società basate sui bitcoin e su altre criptovalute di scambiare sulla Borsa di Tel Aviv. Una stretta è arrivata anche da altri paesi, a partire dalla Cina dove avvengono la maggior parte delle transazioni in bitcoin: e proprio lo stop alle transazioni su una delle maggiori piattaforme di exchange per criptovalute ha portato a settembre uno dei maggiori crolli di prezzo dei bitcoin, dopo il picco di 5mila dollari a inizio mese, è sceso fin sotto quota 3.000.

FOCUS Bitcoin, rischio virus. "Ecco come capire (e proteggersi) se sei sotto attacco"

Non è stato l’unico crash. Nè il più pesante. L’ultimo si è avuto a dicembre quando la criptomoneta più diffusa al mondo è tornata sotto gli 11 mila dollari dopo aver sfiorato il picco record di 20mila. Una  caduta del 40% in un paio di giorni. Anche qui i motivi sono molteplici: strette regolatorie, attacchi hacker e timori per la sicurezza, speculazione e alta volatilità di un mercato ancora piccolo che sfugge a qualsiasi controllo o autorità monetaria. Anche questa volta, la caduta è stata in gran parte recuperata e Bitcoin viaggia attualmente sopra i 14mila dollari, con una capitalizzazione di mercato di circa 230 miliardi di dollari (ma a dicembre è arrivata anche a oltre 300 miliardi). In ogni caso, chi ha comprato la criptomoneta inizio anno, quando valeva meno di mille dollari, ha comunque fatto un bell’affare visto che il valore è aumentato di circa il 1.400%.

Ma non c’è solo Bitcoin. La novità di fine anno è l’exploit di un’altra valuta virtuale, Ripple, che negli ultimi giorni ha scalzato Ethereum divendando la seconda criptovaluta più diffusa dopo Bitcoin. Nata nel 2013, Ripple quest’anno ha preso letteralmente il volo, guadagnando il 20.000% contro il 9.000% di Ethereum e il 1.400% circa di Bitcoin. Capitalizza circa 96 miliardi contro i 70 di Ethereum (quest’ultima è stata creata dal programmatore russo, Vitalik Butern, che proprio in queati giorni ha lanciato un  atto d’accusa contro la speculazione che sta inquinando il mondo delle criptomonete). Ha un prezzo unitario inferiore, attorno ai 2,4 dollari ma in circolazione ce ne sono oltre 10,7 milioni di ‘pezzi’.

Una crescita quella dei Bitcoin che ha trovato anche le prime legittimazioni sui mercati regolamentati, con il lancio a dicembre dei primi futures sul Cme e sul Cboe di Chicago. Fino a quel momento erano relegati alla zona grigia degli exchange che permettevano di acquistare la criptovaluta nel far west delle contrattazioni private, con o senza una terza parte (ad esempio Coinbase) intermediaria. I future hanno reso possibile scommettere sui bitcoin senza possederli, aumentando la liquidità sul mercato ma anche la volatilità dei prezzi e la speculazione.

E poi c’è il lato oscuro dei Bitcoin: l’illegalità che si nasconde dietro l’anonimato e l’assenza di regole. E così il 2017 si chiude anche con il primo riscatto pagato in Bitcoin, o almeno il primo ‘ufficialmente’ riconosciuto. Lo ha pagato un dirigente di una Borsa per gli scambi di valute virtuali che era stato rapito in Ucraina questa settimana: oltre un milione di dollari in criptovaluta.

C’è da scommettere che anche nel 2018 le criptomonete saranno protagoniste. Se ne parlerà anche al prossimo G20 su iniziativa della Francia. Innovazione epocale o speculazione del secolo? Spesso la verità sta nel mezzo.