Assegno di divorzio e convivenza prematrimoniale: cosa cambia con l’ultima sentenza della Cassazione. Quanto contano “sacrifici e rinunce”

La causa si era tenuta a Bologna. L’avvocato Gassani (presidente Associazione Matrimonialisti Italiani): “Perché è una rivoluzione nel diritto di famiglia”. Il testo in Pdf

Roma, 19 dicembre 2023 – Assegno di divorzio e convivenza prematrimoniale: novità importanti dalla Cassazione. 

La sentenza 35385 pubblicata ieri 18 dicembre ha stabilito infatti che ai fini dell’assegno conta anche la convivenza. Che deve avere alcune caratteristiche. Ecco quali.

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Che cosa ha stabilito la Cassazione

Scrivono i giudici: “Ai fini dell'attribuzione e della quantificazione (...)  dell'assegno divorzile, avente natura oltre che assistenziale, anche perequativo-compensativa, nei casi peculiari in cui il matrimonio si ricolleghi a una convivenza prematrimoniale della coppia avente i connotati di stabilità e continuità, in ragione di un progetto di vita comune (...) va computato anche il periodo della convivenza prematrimoniale (...) occorrendo vagliare l'esistenza, durante la convivenza prematrimoniale, di scelte condivise dalla coppia che abbiano confermato la vita all'interno del matrimonio e cui si possano ricollegare, con accertamento del relativo nesso causale, sacrifici o rinunce in particolare alla vita lavorativa/professionale del coniuge economicamente più debole, che sia risultato incapace di garantirsi un mantenimento adeguato, successivamente al divorzio”.

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La sentenza in Pdf

La causa di divorzio a Bologna

La causa di divorzio si era tenuta a Bologna, la sentenza della Corte d’Appello risale al 2020.  Al centro della storia, l’assegno divorzile e il contributo del padre al mantenimento del figlio della coppia. Ma la ex moglie aveva fatto ricorso per far valere i sacrifici della convivenza prematrimoniale. E la Cassazione le ha dato ragione. 

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Le parole dell’avvocato Gassani

"Una rivoluzione copernicana del diritto di famiglia - commenta Gian Ettore Gassani, fondatore e presidente dell’Ami (associazione matrimonialisti italiani) -. Anche se naturalmente bisogna provare in giudizio che c’è stata una vita insieme, sovrapponibile a quella matrimoniale. Insomma una convivenza diciamo ‘strutturata’. E bisogna dimostrare che il coniuge più debole ha sacrificato la vita per l’altro”.

La sentenza, prevede il legale, “farà sicuramente scuola, anche perché è stata emessa a sezioni unite”.

“Ecco che cosa servirebbe in più”

Secondo l’avvocato Gassani, “ora servirebbe un passo in più. Per le convivenze durate almeno 10 anni, si dovrebbe prevedere un contributo economico che oggi non esiste. E questo è da considerare sicuramente un vulnus nella legislazione del nostro paese”. Resta un dato di fatto: “Nei divorzi, i soldi scatenano una guerra senza quartiere. Alla fine la causa è soprattutto economica”.

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