di Achille Perego

Non è stata la prima né l’unica azienda che ha deciso di reagire alla crisi provocata dall’emergenza Covid-19 diversificando la sua produzione. Ma forse nessuno ha pensato di lanciare un nuovo marchio green, Arya, per un’intera linea di dispositivi di protezione rispettosi dell’ambiente e innovativi nei materiali e nel design.

Del resto Paolo Colombo (nella foto in basso), architetto vulcanico e visionario, con la sua azienda, Atelier Archiand di Bulciago, in provincia di Lecco, ha sempre immaginato un futuro ecocompatibile e innovativo. Lo ha fatto con i prodotti del suo core business, l’arredamento per i punti vendita, dall’alimentare all’oggettistica, dall’abbigliamento alla cosmetica. Proprio uno dei settori, con il lockdown, e quindi la chiusura dei negozi, che hanno subito più di tutti le conseguenze della pandemia.

Un dramma per un’azienda da anni in crescita (circa 19 milioni di euro di ricavi nel 2019) e all’improvviso messa di fronte all’emergenza non solo sanitaria ma economica e quindi alla difficile scelta di dover ricorrere alla cassa integrazione per i suoi settanta dipendenti. Fin dall’inizio Colombo ha pensato a un modo per affrontare l’emergenza in azienda (non solo per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori) e riuscire, seppure con una temporanea riduzione del personale impiegato (circa la metà) proseguire l’attività adattando le macchine (comprese quelle del taglio laser) che occupano i 5mila metri quadrati della sede di Bulciago, alla nuova produzione di Dpi.

Dalla crisi è nato quindi il nuovo brand Arya, che realizza mascherine e visiere 100% made in Italy e sostenibili con la certificazione di presidio medico. "Arya – spiega Colombo – nasce dalla volontà di trasformare la mascherina da un oggetto imposto, scomodo ed esteticamente con poco appeal, oltre che poco green (nel caso delle usa e getta), in un accessorio confortevole, bello da vedere, personalizzabile, 100% riciclabile e da vivere anche come strumento di creatività e gioco per i più piccoli".

Come le è venuta l’idea?

"Osservando il disagio della mia famiglia nell’indossare le mascherine tradizionali: il classico caso degli occhiali che si appannano credo sia un esempio di situazione scomoda che molti di noi ha vissuto, come anche dover lottare con i più piccoli per fargliela indossare. Arya Mask è caratterizzata da un innovativo sistema di filtraggi che, abbinato agli elementi del guscio facilmente componibili, lavabili e sterilizzabili (guscio che permette di portare gli occhiali sopra la mascherina senza che si appannino) la rende una valida alternativa alle mascherine usa e getta, con l’ulteriore vantaggio della sostenibilità ambientale. La struttura delle Arya Mask è costituita interamente di A-Pet e può essere sanificata in pochi minuti e riutilizzata semplicemente cambiando il filtro".

Ma se Colombo crede in questa nuova produzione, l’obiettivo è quello di una ripresa del core business dell’arredamento b2b per i punti vendita. Una ripresa cominciata negli ultimi due mesi ma non ancora tale da permettere di recuperare i danni provocati dalla pandemia.

E se le mascherine e le visiere green hanno dato ossigeno all’azienda – facendo superare il periodo più difficile quando a marzo era scattato il lockdown e Colombo confessa d’avere perso sette chili per la preoccupazione per la sua azienda e i suoi dipendenti – il ritorno a pieno regime passa dalla ripresa del mercato di riferimento. Per cui, conclude l’imprenditore lecchese, il Covid-19 impone un modo diverso di pensare i negozi reinventando la loro fruizione e quindi anche l’arredamento. Una progettualità già cominciata nell’azienda di Bulciago che al governo non chiede sussidi o prestiti ma strumenti che agevolino chi, come l’Atelier Archiand, vuole soprattutto investire sul futuro.