Giovedì 30 Maggio 2024
FRANCA FERRI
Economia

Il 10% lavora 49 ore alla settimana. E le aziende ora puntano sul welfare

I dati Eurostat 2023: sono soprattutto gli autonomi a superare in media l’orario standard delle 40 ore

Mentre è iniziato l’iter parlamentare di diverse proposte di settimana corta, quasi il dieci per cento di italiani nel 2023 ha lavorato ben di più dell’orario standard (36-40 ore). Il dato emerge dalle tabelle Eurostat: In Italia quasi un lavoratore su dieci tra i 20 e i 64 anni nel 2023 ha lavorato in media almeno 49 ore alla settimana, il 9,6% in più rispetto all’orario standard, una percentuale superiore alla media dell’Unione europea (7,1%) e inferiore solo a quella di Grecia, Francia e Cipro; dietro di noi perfino la Germania (5,4%).

Attenzione, non si parla (solo) di straordinari: il dato Eurostat relativo all’Italia è legato soprattuto all’incidenza del lavoro autonomo. È molto alta (29,3%) la percentuale di professionisti e partite Iva che hanno lavorato almeno 49 ore a settimana. I l dipendenti che lavorano almeno 49 ore la settimana in media sono il 3,8% del totale dei lavoratori subordinati (3,6% in Ue). Gli autonomi con dipendenti che lavorano con questi orari sono il 46% del totale (41,7% la media Ue). Gli autonomi senza dipendenti sono invece il 27,4% (23,6% in Ue) mentre quelli impegnati in un lavoro di aiuto all’attività familiare sono il 20,1% (14% in Ue).

Lavorare molto, certo, ma anche lavorare bene e in un ambiente soddisfacente. Dopo la pandemia il mercato del lavoro ha subito delle trasformazioni e in molte aree del Paese le imprese faticano a trovare profili con competenze adeguate. Le Pmi, sopratutto al nord, stanno aumentando il benessere aziendale per ’rubare’ i dipendenti più bravi ad altre aziende, ed evitare di perdere i proprio collaboratori più preziosi, come rileva la Cgia di Mestre. Retribuzioni più elevate, trasformazione dei contratti a termine a tempo indeterminato, orari di lavoro più flessibili, strumentazioni professionali innovative, avanzamenti di carriera e implementazione di benefit e di welfare aziendale: sono tutte le strategie messe in atto dalle aziende per attirare (e consevare) i dipendenti. Il benessere aziendale risulta al top in Lombardia, seguono la Provincia di Bolzano e il Veneto; e poi la Provincia di Trento, il Piemonte e la Valle d’Aosta. Male al Mezzogiorno ad eccezione della Sardegna. In fondo alla classifica la Sicilia, la Calabria e la Basilicata.

Nonostante questo, la fuga dal posto di lavoro fisso prosegue. Per l’Inps le dimissioni volontarie dei dipendenti privati a tempo indeterminato con meno di 60 anni sono in salita: nel 2022 sono state 1.047.000 e, rispetto al 2019 (anno pre-Covid), sono cresciute di 236mila unità.