I CONSUMI intermedi in economia rappresentano i costi per la produzione. Più precisamente sono il valore dei beni e servizi consumati o trasformati dalle imprese durante il processo produttivo. Si considerano i beni che entrano una volta soltanto nel processo produttivo (come le materie prime e i semilavorati, tipicamente l’energia o i mangimi per esempio). Sono, invece, esclusi i beni capitali soggetti all’ammortamento che entrano più volte nel processo produttivo (come le...

I CONSUMI intermedi in economia rappresentano i costi per la produzione. Più precisamente sono il valore dei beni e servizi consumati o trasformati dalle imprese durante il processo produttivo. Si considerano i beni che entrano una volta soltanto nel processo produttivo (come le materie prime e i semilavorati, tipicamente l’energia o i mangimi per esempio). Sono, invece, esclusi i beni capitali soggetti all’ammortamento che entrano più volte nel processo produttivo (come le macchine e gli immobili). Se crescono i prezzi dei consumi intermedi, non potendo scaricare sul consumatore il maggior onere di produzione dell’azienda, si riducono i margini di profitto fino ad annullarsi. La premessa è utile a chiarire cosa stia avvenendo negli ultimi tempi con l’improvvisa impennata di alcuni costi aziendali, prima di tutto quelli energetici ed assicurativi, che minacciano il valore aggiunto del sistema agro-alimentare.

La questione del prezzo record dell’elettricità, in particolare, ha implicazioni sia economiche che politiche; per esempio, sta causando grande preoccupazione nei governi europei che avvertono che la mancata risoluzione del problema potrebbe innescare una reazione popolare contro l’Ue e le sue politiche del Green Deal, volte a ridurre le emissioni. Ecco perché è necessaria un’azione immediata da parte di Bruxelles per un’ampia soluzione che riguardi tutta la UE e che possa tenere a freno i prezzi dell’energia. Ma sia il Consiglio che la Commissione sembrano essere riluttanti a prendere l’iniziativa nell’affrontare la questione, lasciando i paesi a difendersi da soli contro elettori scontenti e il rischio di prezzi sempre alti. Finora, le proposte del commissario per l’Energia Kadri Simson, hanno poco convinto e riguardano promesse di un insieme deludente di strumenti destinati a ristori parziali.

Invece occorre una maggiore azione coordinata da Bruxelles e una reazione molto più risoluta di geopolitica delle strategie future di indipendenza europea in tema di energia. Il costo dell’inazione potrebbe, infatti, minare gli sforzi dell’Ue per rinnovare la sua economia. Un segnale preoccupante in proposito è aver rimandato così a lungo il vertice del Consiglio europeo che dovrebbe affrontare la crisi energetica, ora previsto per il 21 e 22 ottobre. Una crisi senza precedenti che richiede misure straordinarie, coordinate, innovative e coraggiose da parte dell’Europa.

Davide.gaeta@univr.it