La copertina del fumetto 'Chernobyl – La Zona'
La copertina del fumetto 'Chernobyl – La Zona'

Roma, 26 aprile 2016 - Il vento soffia, inquietante, in una foresta di alberi spogli. Una giumenta partorisce un puledro malformato. Anche il bianco della neve sembra meno puro. Leonid e Galia hanno fatto ritorno da poco alla loro casa, nelle campagne che circondano Pryp’jat’, il più popoloso centro vicino a Chernobyl. Gli spagnoli Francisco Sanchez e Natacha Bustos iniziano qui il loro romanzo a fumetti Chernobyl – La Zona’, pubblicato da Tunué, da questa ostinata coppia russa sopravvissuta a due guerre mondiali, che si trova improvvisamente di fronte a un nemico invisibile quanto letale: la radioattività.

CENTODIECI MOTIVI PER UN DISASTRO - Esistono centodieci versioni diverse di ciò che accadde all’una, 23 minuti e 40 secondi del 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl. I motivi che portarono alla liberazione di 50 metri cubi di combustibile radioattivo nell’atmosfera, all’altezza di due chilometri, pari a varie decine di bombe di Hiroshima, forse non saranno mai accertati con sicurezza. Ormai accertato, invece, è il sacrificio dei circa 500mila liquidatori volontari che, senza le protezioni adeguate, bonificarono la struttura e il territorio circostante, così come l’inganno della popolazione di Pryp’jat’ e dei centri vicini, fatta evacuare senza spiegazioni e con la promessa di ritornare ‘entro due o tre giorni’ alle proprie case. Che invece, ancora oggi, restano off limits. Solo pochi coloni, per lo più anziani e ormai decimati, hanno continuato a coltivare queste terre contaminate.

LA QUOTIDIANITA’ SCONVOLTA - Dalla spoglia quotidianità contadina di Leonid e Galia, tratteggiata da un racconto in cui, più che i dialoghi, sono le immagini a trasmettere un brivido lungo la schiena, l’obiettivo si sposta sulla figlia Anna, sul marito Vladimir e sui piccoli Yuri e Tatiana. Anche la loro vita viene bruscamente sconvolta dall’incidente alla centrale, che è anche il luogo di lavoro di papà Vladimir. Qui si concentra la narrazione delle ore immediatamente successive al disastro: il caos alla centrale, l’arrivo dei vigili del fuoco (subito condannati dall’esposizione), l’irruzione dei militari e degli specialisti in tuta, il brusco ordine di lasciare le case – la radioattività tocca i 50 rem, quando il massimo accettabile è lo 0,1 all’anno –, l’abbattimento degli animali domestici (nella speranza di contenere la contaminazione), le menzogne sul reale pericolo che stavano correndo decine di migliaia di persone. Senza contare le reticenze a rendere noto ciò che era successo all’esterno dell’allora Unione sovietica.

TERZO MOVIMENTO - Infine, ai nipoti, Yuri e Tatiana, è lasciata la narrazione dell’oggi. Trent'anni dopo, Pryp’jat’ è una città fantasma, con la grande ruota panoramica del parco giochi (che doveva aprire proprio nei giorni del disastro) a fare da guardiano immobile e silenzioso. È il territorio della Zona, un’area di 30 chilometri attorno ai resti della centrale, dove si può restare solo per un tempo brevissimo senza correre rischi. Ai due ragazzi il compito di testimoniare i segni di un male le cui tracce resteranno per i prossimi 100mila (centomila, avete letto bene) anni. Sanchez e Bustos che, per ‘Chernobyl – La Zona’ hanno vinto premi ai festival del fumetto di Angouleme e Malaga, raccontano tutte queste fasi con uno stile asciutto, con disegni evocativi e senza scadere mai nel patetico e del sensazionalistico. Un modo diretto per indagare e riflettere su ciò che Chernobyl oggi rappresenta.