Il cratere della Fossa inquadrato da una delle telecamere di videosorveglianza dell’INGV
Il cratere della Fossa inquadrato da una delle telecamere di videosorveglianza dell’INGV

Vulcano, 14 ottobre 2021 - Anche l'isola di Vulcano - la più meridionale delle isole Eolie - è in fermento. Come il resto dell'arcipelago siciliano, Vulcano si è originata dall'azione di fenomeni vulcanici, e da circa 5500 anni a questa parte il centro vulcanico attivo è il cono di tufo del cratere La Fossa, nel nord dell'isola, che eruttò l'ultima volta oltre 130 anni fa. Nelle ultime settimane è stato registrato un incremento dell'attività vulcanica nell'area, che ha portato anche all'evacuazione di alcune famiglie.

Sommario

Abitanti evacuati

Diversi abitanti hanno dovuto temporaneamente lasciare le proprie abitazioni in contrada Porto Levante, in seguito ad alcune segnalazioni della presenza di fumi provenienti dal sottosuolo. In una circostanza, questi avevano perfino causato malori ad animali domestici. Dopo aver liberato le case, i militari hanno richiesto l'intervento del personale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che hanno confermato un fenomeno di degassamento con percentuale di anidride carbonica (CO2) al di sopra dei valori normali.

Il sindaco di Lipari

"Si stanno modificando anche i valori sommitali del vulcano", ha detto ieri il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, durante una diretta Facebook. Nelle ultime ore "si è intensificata su Vulcano una attività di monitoraggio - ha spiegato - per verificare i livelli di presenza di anidride carbonica e se questa condizione sia legata a quel posto o ad altri luoghi con le stesse caratteristiche. I vigili del fuoco stanno verificando, e a seguito di questo monitoraggio vedremo se l'area interessata da questo fenomeno è piccola, la stessa nella zona del campeggio interessato dallo stesso fenomeno alla fine degli anni Ottanta, oppure se sia più estesa. Aspettiamo gli esiti del monitoraggio e prenderò i provvedimenti conseguenziali". Il sindaco, inoltre, ha detto di aver intenzione di prendere "misure più restrittive per gli accessi".

Cosa è cambiato nelle ultime settimane

Già dal mese di settembre gli esperti dell'Ingv evidenziano la variazione di alcuni segnali geofisici e geochimici sull'isola, in particolar modo quelli legati all’attività del sistema idrotermale che alimenta le fumarole del cratere della Fossa. È aumentata la temperatura dei gas, e la loro composizione mostra un incremento di anidride carbonica e anidride solforosa. Si è registrato anche un aumento della sismicità locale, che ha portato all'installazione di nuove stazioni di monitoraggio e alla predisposizione di una telecamera termica che inquadri l'attività del cratere. Il primo ottobre il Dipartimento della Protezione civile ha disposto, in conseguenza dei nuovi sviluppi, il passaggio del livello di allerta sull'isola da verde (condizione di base, considerata di equilibrio, in cui comunque secondo l'Ingv l'isola "presenta un certo grado di esposizione a fenomeni pericolosi quali gas tossici o asfissianti rilasciati dalle fumarole e con temperature elevate in diverse aree") a giallo (che prevede "un potenziamento delle attività di monitoraggio e sorveglianza, un raccordo informativo costante tra la comunità scientifica e le varie componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile, un aggiornamento dei piani di protezione civile ed un’ampia attività di informazione verso la popolazione residente sull’isola ed i turisti, con specifico riferimento all’innalzamento del livello di rischio").

I racconti degli abitanti

Sull'isola, il clima che si respira è sì di attenzione, ma non sembra prevalere la paura. "La situazione sull'isola è normale" racconta Giuseppina, abitante del luogo. "Certo, un po' di preoccupazione c'è. Noi sappiamo che vivendo su un'isola attiva ci dobbiamo aspettare di tutto, e siamo coscienti della situazione. La zona evacuata è soggetta a questi fenomeni. Tanti anni fa c'era un campeggio, poi chiuso per via di esalazioni di anidride carbonica. Le case sono state costruite nelle vicinanze. Purtroppo, si sa, la gente non si rende conto della situazione". Paolo, altro residente, conferma lo stato d'animo della popolazione di Vulcano: "Vivo e frequento l'isola da circa 50 anni. Ho sempre guardato il Vulcano con una certa riverenza, ma mai con timore. Ora in questo ultimo mese i fenomeni di attività sono aumentati e nell'isola, ormai senza quasi più turisti, l'attenzione mia e dei circa 1000 abitanti tra residenti e pendolari è più costante. In effetti la presenza di vulcanologi e studiosi mette qualche pensiero. Dico pensiero, e non paura. Fa parte di chi vive ai piedi di un vulcano accettare la presenza di questo 'amico'. Qui a Vulcano, quando ci si incontra, si accenna brevemente allo stato di salute di "Iddu". Forse si cerca di non pensarci o forse rientra nel fatalismo insito in molti isolani. O forse per non generare allarmismi che potrebbero creare danni al turismo e all'economia dell'isola".

La storia di Vulcano

La storia di Vulcano è direttamente intrecciata con quanto avviene tra le placche tettoniche su cui sorge. I greci consideravano l'isola, chiamata Hiera, come la cucina del dio Efesto, a causa della già nota attività eruttiva. Con i romani quel dio divenne Vulcano, e tale nome è stato nei secoli adottato universalmente per le formazioni, appunto, vulcaniche. La parte più recente dell'isola è Vulcanello, formazione settentrionale generatasi a partire dal 126 a.C. che fino al Medioevo si è allargata progressivamente, unendosi attraverso un istmo al centro de La Fossa intorno al 1550. Centro che ha avuto, negli ultimi 500 anni, due cicli di eruzioni prolungate, ovvero quello tra il 1727 e il 1739 e l'ultima, avvenuta tra il 1888 e il 1890. Proprio questa ha portato all'introduzione, da parte dello studioso Giuseppe Mercalli, del termine "attività vulcaniana". Viene descritta dall'Ingv come "eruzioni caratterizzate da intenso degassamento, da esplosioni pulsanti, di breve durata e molto tonanti – Mercalli scrisse: '… esplosioni come cannonate a intervalli irregolari…' – con emissione di dense nubi grigio-scure a sviluppo verticale, ricche di ceneri e frammenti di magma destinati a ricadere al suolo sia sotto forma di pioggia di frammenti quasi solidi (prodotti da caduta) sia sotto forma di correnti diluite di gas e particelle (magmatiche) che scorrono al suolo, lungo i fianchi del vulcano". Le esplosioni avvengono a causa dell'estrema pressione a cui sono sottoposte le cupole di magma solidificato nel condotto, e possono sparare in aria frammenti tra i quali le grandi bombe "a crosta di pane" (così chiamate per la loro caratteristica superficie). Nell'ultimo secolo, la più lunga e importante fase di incremento dell'attività fumarolica è stata quella tra il 1987 e il 1993, in cui vennero raggiunte temperature di quasi 700°C (normalmente comprese tra i 100 e i 450°C). Nelle ultime settimane queste hanno raggiunto picchi di 340°C, con punti sul fianco del cratere dove la crescita ha superato i 100°C. Lo stesso Istituto afferma di non poter prevedere la prossima evoluzione di questi fenomeni, perché "lo studio attento degli episodi di unrest passati ci insegna che nelle prossime settimane/mesi le anomalie dei diversi parametri oggi osservate potrebbero acuirsi oppure attenuarsi per tornare ai valori registrati negli scorsi mesi/anni".

"Staremo a vedere nei prossimi giorni come si evolve la situazione" conclude Giuseppina. "Noi tutti speriamo che sia solo una fase e che tutto torni alla normalità, ma come dicono gli esperti 'solo lui sa cosa farà'".