Davide

Rondoni

Ovvio che si arrivasse a questo punto. Tralasciando la ormai evidente enormità della partita economica e di interessi in ballo (basta confrontare i nomi dei maggiori finanziatori della molto citicata Oms e quelli delle imprese farmaceutiche impegnate sui vaccini) e tralasciando le inchieste dello Spiegel sugli acquisti, nonché la confusione gettata da virologi spesso molto loquaci e spesso reticenti, se non contradditori, era ovvio che si arrivasse al nodo: vaccino o libertà?

Questione spinosa ma da affrontare senza isterismi, senza ideologia. Il Covid (in attesa delle sue varianti) si è dimostrata una malattia grave ma curabile se afferrata per tempo e con diverse terapie riconosciute. Grave se insorge in fisici già provati o debilitati, e certo, come ogni malattia delle mille possibili, con decorsi variabili.

Obbligare al vaccino e porre limiti alla liberta personale introduce un problema enorme. Quali libertà? Quelle di spostamento ma non quella di lavorare? Quella di frequentare uno stadio ma non un aereo? Quella di ricevere visite da oltre confine ma non di poterlo varcare, tantopiú nell’Europa che si diceva senza frontiere? Si prefigura come una specie di punizione. Come un marchio.

I non vaccinati gireranno con un fiocco sul bavero? Dovranno sposarsi tra loro? La libertà e la responsabilità si sa comportano una dose di rischio, ma sono garanzia contro rischi peggiori.