Vaccino Janssen della J&J (Ansa)
Vaccino Janssen della J&J (Ansa)

Roma, 19 giugno 2021 - Covid, nella corsa contro la diffusione della variante Delta (qui i sintomi) - che preoccupa anche l'Italia visti i dati in crescita di Russia, Gran Bretagna e Cina - il ministero della Salute gioca la carta del vaccino monodose di Johnson & Johnson (Janssen) per riuscire a immunizzare in tempi rapidi ed efficaci, anche tra gli under 60, migranti, senza tetto o residenti in luoghi difficili da raggiungere e in generale "popolazioni non stanziali o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa". Persone, insomma, che sarebbero più difficili da identificare a livello sanitario e rintracciare nel caso di una seconda dose. Il fine è quello solito, di garantire la massima copertura vaccinale. 

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Quanto alla campagna vaccinale in generale, il generale Figliuolo tranquilizza: "Le consegne di dosi di Pzifer del mese di luglio, preventivate alle Regioni, sebbene siano leggermente inferiori all'auspicato sono sostanzialmente in linea con le previsioni. Non vanno confrontate con quelle di giugno che comprendevano anticipi di forniture. Per questo la quantità complessiva di vaccini disponibile entro settembre consentirà comunque di raggiungere l'obiettivo di immunizzare nei tempi previsti l'80% della platea dei vaccinabili".

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Sommario:

La circolare del ministero

Obiettivi fissati in una circolare del ministero, che in primis mette nero su bianco quanto già annunciato dal premier Mario Draghi (VIDEO), dopo il parere fornito dal Comitato Tecnico Scientifico sulla somministrazione eterologa. Riferendosi alle persone che hanno meno di sessant'anni e hanno fatto la prima dose con Astrazeneca, il documento spiega che - anche se l'indicazione prioritaria resta comunque la seconda dose con un vaccino a mRna - chi vuole può fare il richiamo con AstraZeneca dopo aver firmato un consenso informato. Due opzioni possibili e massima flessibilità, dunque, purché non ci si fermi soltanto al primo shot, vanificando così la vaccinazione. 
Anzi. "I rischi connessi alla parziale protezione possono assumere ulteriore pericolosità in contesti epidemiologici caratterizzati da elevata circolazione di varianti quali la variante Delta" - spiega il Cts nel verbale in cui ha fornito il proprio parere sulla questione - perché "sulla base delle evidenze disponibili la protezione conferita da una singola dose di Vaxzevria è parziale, venendo assai significativamente incrementata dalla somministrazione di una seconda dose (booster)". 

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Gli over 60 e l'eterologa

La ministra per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini assicura che anche i governatori hanno recepito le indicazioni: "le Regioni si sono allineate, la gestione commissariale del generale Figliuolo sta dando indicazioni precise, siamo assolutamente fiduciosi". Se da una parte si spera di aver fugato i dubbi di quel 10% di under 60 che nutrivano perplessità sul mix di dosi, spuntano ora le richieste di quegli ultrasessantenni che hanno ricevuto la prima con Astrazeneca e adesso chiedono di poter avere il richiamo con Pfizer. In quest'ultimo caso però - fanno sapere dal ministero - sarà necessario avere il consenso del proprio medico, per verificare i presupposti dell'effettiva necessità del secondo shot con il siero mRna. 

J&J agli 'invisibili': chi sono

Quanto al vaccino della Janssen, in generale resta raccomandato "per soggetti di età superiore ai 60 anni". Ma il monodose potrebbe anche essere un efficace supporto per garantire l'immunizzazione completa ai cosiddetti gruppi "hard to reach", difficili da raggiungere. Alcuni di questi involontariamente sfuggono ai database perché 'invisibili' alle strutture regionali: si tratta di circa 500mila soggetti tra cui anche alcuni senza fissa dimora che si spostano per il Paese. Altri, invece, sono stanziali, le strutture assistenziali sanno chi sono e quindi per loro valgono le regole ordinarie. Altri ancora abitano semplicemente in luoghi impervi come montagne o isole con servizi scarsi: per loro sono attive in undici regioni già una cinquantina di task force della Difesa. 

Vaccini in azienda

Intanto ha ingranato la marcia anche la campagna vaccinale nelle grandi aziende. A parlare di "buona adesione" per i propri dipendenti è la Tod's, dove nel quartier generale di Casette d'Ete, nelle Marche, il personale si è sottoposto alle inoculazioni in una sorta di open day organizzato sul posto di lavoro in un punto vaccinale allestito nella mensa. 

Lazio e Junior day Pfizer

Nel Lazio sul fronte delle vaccinazioni domani si concluderanno i due Junior Day Pfizer della fascia 12/16 anni. Si raggiungerà il totale di 40mila ragazzi che avranno ricevuto la prima dose di vaccino Pfizer. I richiami di questi 40mila saranno effettuati a 21 giorni, negli stessi hub della prima dose. Chi non ha aderito ai due junior day, potrà vaccinarsi presso i pediatri di libera scelta, fa sapere l'assessore alla Sanità del Lazio Alessio D'Amato. Nel Lazio, per quanto riguarda Astrazeneca è stata già avviata l'applicazione della circolare ministeriale relativa alla seconda dose. Oggi sono state superate le 4,6 mln di dosi somministrate dall'inizio della campagna vaccinale, di cui 2,9 mln di prime dosi.

Due nuovi spot: chi sono i testimonial

"Riprendiamoci il gusto del futuro, con il vaccino vinciamo insieme":  con questo slogan è partita oggi, con due spot diffusi dalla Rai, la campagna di comunicazione sui vaccini. Testimonial sono volti noti, da Amadeus a Federica Pellegrini, da Paolo Bonolis a Roberto Mancini, e persone normali. "L'invito ai cittadini della campagna della presidenza del Consiglio, in collaborazione con il dipartimento Editoria, è passare il messaggio che con la campagna di vaccinazione si può tornare alla vita, ripartire", spiega il sottosegretario Giuseppe Moles. "Il simbolo è la V di vaccino, vita, vittoria". Negli spot, che saranno diffusi anche sugli altri media e sui canali social, compaiono due dita aperte a formare una V.