Roma, 19 giugno 2021 - Il premier Draghi l'ha spiegata così: "Ognuno è libero di fare la seconda dose con AstraZeneca purché abbia il parere del medico e il consenso informato". In altre parole, libertà sì ma non di farsi del male. Nella circolare diffusa ieri dal ministero si precisa: "Secondo quanto evidenziato dal CTS, ferma restando l'indicazione prioritaria di seconda dose con vaccino a mRNA, ispirata ad un principio di massima cautela rivolto a prevenire l’insorgenza di fenomeni VITT in soggetti a rischio basso di sviluppare patologia COVID-19 grave e a un principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi, qualora un soggetto di età inferiore ai 60 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del centro vaccinale sui rischi di VITT, rifiuti senza possibilità di convincimento, il crossing a vaccino a mRNA, allo stesso, dopo acquisizione di adeguato consenso informato, può essere somministrata la seconda dose di Vaxzevria".

Per capire meglio il meccanismo, abbiamo rivolto cinque domande a Filippo Anelli, presidente Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.

Cosa si deve fare?

"Dobbiamo ripristinare le regole. È nel rapporto medico-paziente che si risolve il problema. Il meccanismo messo in atto fino ad ora non ha tenuto in debito conto le procedure seguite nella somministrazione dei farmaci. I medici da sempre fanno l’esame di una persona, in ragione anche dell’anamnesi, della storia clinica. E poi decidono il tipo di terapia".

Però le indicazioni sono cambiate nel corso del tempo. Non si rischia confusione, così?

"I farmaci non rappresentano situazioni statiche. Le indicazioni e le raccomandazioni variano nel tempo in ragione degli studi, delle osservazioni, della sorveglianza. Per cui i medici sono abituati a conoscere indicazioni e controindicazioni. E poi decidono liberamente sulla base delle caratteristiche dell’individuo. Anche la magistratura di fronte a tanti ricorsi ha sempre detto, l’ultima parola spetta al medico. Non bisogna generalizzare. Prima l'esame sul paziente poi la decisione.  Alla fine la salute è nelle mani dei medici. Draghi lo ha detto. Da ieri vedo un barlume di razionalità nella questione”.

Non è tardi fare l'analisi nell'hub, poco prima  di essere vaccinati?

“La procedura dovrebbe prevedere di mettere a disposizione dei medici i 4 vaccini. Loro decidono sulla base dell’analisi. La cosa ottimale sarebbe stata rivolgersi ai medici di famiglia. Ma Arcuri ha scelto la strada degli hub. Cambiare oggi? Mi pare complicatissimo. Magari quando la situazione sarà più tranquilla ci si può pensare”.

Quindi la decisione finale a chi spetta?

“Al medico. E dev’essere condivisa dal cittadino. Perché il principio è sacrosanto. Nessuno può somministrare un farmaco contro la volontà della persona".

Ma se il medico dice no e il cittadino non è d’accordo?

“La persona non può essere vaccinata. Perché non stiamo parlando di  un’autosomministrazione”.

 

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