20 apr 2022

Tesla aggira il lockdown "Operai, dormite in fabbrica"

PECHINO

In gergo calcistico si definirebbe ritiro. O, meglio, bolla, visto che la causa del provvedimento è la pandemia. È così che Tesla ha deciso di affrontare la ripresa della produzione a Shanghai: i dipendenti vivranno e dormiranno in fabbrica, un sistema a circuito chiuso. Un modo per aggirare il lockdown a cui è sottoposta la città cinese, una stretta che ha innescato forti tensioni tra i residenti e le autorità locali.

In base a una nota inviata ai dipendenti, citata dall’agenzia Bloomberg, il produttore di auto elettriche, alla ripresa della produzione dopo tre settimane di chiusura, fornirà sacchi a pelo e materassini ai dipendenti, che dovranno dormire per terra, in assenza di un dormitorio all’interno della struttura. I dipendenti vivranno all’interno del sito fino al 1° maggio prossimo, in attesa di variazioni alla rigida linea di "contagi zero" della città, e saranno allestite aree specifiche per dormire, lavarsi, per l’intrattenimento e per i pasti.

I circa 400 dipendenti, inoltre, saranno sottoposti al tampone nei primi tre giorni dall’avvio del sistema a circuito chiuso; dovranno sottoporsi al controllo della temperatura due volte al giorno, e saranno tenuti a lavarsi le mani almeno quattro volte al giorno. Il gigante delle auto elettriche di Elon Musk fornirà tre pasti al giorno e una diaria ai dipendenti del valore di circa 63 dollari. Il gruppo emetterà anche certificati speciali e fornirà un servizio di autobus navetta per i dipendenti che vivono in complessi residenziali al di fuori dell’azienda per il collegamento con l’impianto.

Il lockdown ha ritardato la produzione di circa 40mila veicoli a marchio Tesla, secondo le stime di Bloomberg. Il gruppo di Elon Musk non è l’unico ad attuare un sistema di questo tipo per i propri dipendenti e ridurre l’effetto delle rigide politiche di contenimento del contagio da Covid-19 in vigore a Shanghai: tra i gruppi che hanno fatto ricorso a metodi simili ci sono anche General Motors e Quanta Computer, che produce laptop per la Apple, oltre a Shanghai Port, il più grande porto container al mondo.

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