Mattanza di famiglia ad Altavilla Milicia, il papà-killer e i complici fermati: “Coppia satanica dietro la strage”

Un promoter e una mental coach hanno partecipato all’omicidio della donna e dei suoi due figli. Pubblicizzavano prodotti per il benessere. E al muratore dicevano: “In casa ci sono posseduti dal demonio”

Palermo, 13 febbraio 2024 – Una setta di fanatici che hanno usato la religione per avallare il loro delirio omicida. Un gruppetto di invasati che, abusando del nome di Dio, praticavano esorcismi su coloro che ritenevano posseduti dal demonio, supplizi e torture, fino alla morte, per chi non soggiaceva al loro giudizio incrollabile. Intorno alla strage di Altavilla Milicia (Palermo) ruota un mondo di "soldati di Dio" (così si definivano) che trasforma la fede in ossessione, fino a uno svuotamento emotivo della realtà.

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I rilievi sul luogo del massacro
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Il muratore Giovanni Barreca che ha ucciso la moglie Antonella Salamone, 40 anni (li avrebbe compiuti ieri) e due dei suoi tre figli, Kevin di 16 anni ed Emanuel di 5, si è mosso seguendo il copione di un film horror con la regia di due "fratelli di fede", una coppia, complice – a sentire i pm – nella strage e accusata di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. I loro nomi sono Massimo Carandente, originario del Napoletano, e la compagna Sabrina Fina, palermitana.

Ufficialmente erano promoter e ‘mental coach’ di beveroni, tisane e pasticche per la cura del corpo, in realtà entrambi ossessionati da un culto che governava in modo totalizzante le loro vite. Sarebbero stati loro a ispirare Barreca che avevano conosciuto durante un incontro di preghiera. Soprattutto Carandente avrebbe istigato e plagiato il padre-killer, convincendolo che i figli maschi e la moglie erano invasati: "Non trovi lavoro – dicevano al muratore disoccupato – perché loro sono posseduti dal demonio". Una dichiarazione che Antonella aveva riferito, incredula, a suo fratello. "Hanno convinto Giovanni che noi siamo posseduti dal demonio, e per questo motivo non c’è la mano di Dio sulla nostra casa. E che dobbiamo essere bruciati". Il fratello, pur ritenendo che si trattasse solo di una metafora biblica, aveva suggerito alla sorella di cacciare Carandente e la compagna che, intanto, si erano installati a casa sua. Per giorni i ragazzi non erano andati a scuola. Prima di lasciare i banchi, Kevin aveva scritto un sms a un compagno di liceo. "Mi scriveva che il fratellino di cinque anni gli diceva che c’erano i demoni in casa. Demoni che avrebbero ucciso e distrutto la loro famiglia. Mi aveva anche detto che erano entrate in casa due persone che, se non sbaglio, venivano chiamate fratelli di Dio". Al culmine del delirio, venerdì sera, Barreca afferra una catena e strangola i due figli, risparmiando la primogenita di 17 anni. Una settimana prima, aveva ucciso la moglie Antonella, di 14 anni più giovane, facendola a pezzi, bruciandone il corpo e seppellendolo nella campagna dietro casa. Una strage messa in atto, probabilmente, con la complicità della coppia. Quando viene portato in caserma dai carabinieri, Barreca ripete ai militari: "C’era il demonio in casa".

Già nelle prime ore, gli inquirenti intuiscono che hanno a che fare con una congrega di fanatici che avevano frequentato la chiesa evangelica per prenderne poi le distanze, e che nutrivano una vera ossessione per il diavolo. Lo confermano le parole dell’unica superstite, che avrebbe vegliato col padre i cadaveri dei due fratellini uccisi e assistito forse al massacro della mamma: "Loro tre hanno fatto un esorcismo per scacciare il demonio", dice sotto choc la ragazza, affidata a una comunità protetta. Sullo sfondo della tragedia emerge una quarta figura, quella di Roberto Amatulli, ex parrucchiere di Bari che si autoproclama "ministro di Cristo Gesù ripieno dello Spirito Santo" e diffonde in rete i video delle sue presunte guarigioni. Lo sciamano barese era diventato un faro di Barreca, a lui si ispirava nei suoi deliri, a quel santone che cianciava di miracoli, facendo proseliti in mezza Italia e con malati che interrompevano le cure credendo alle sue parole.