L'avvocato Fabio Anselmo mostra le foto di Cucchi al processo d'appello (Ansa, 2014)
L'avvocato Fabio Anselmo mostra le foto di Cucchi al processo d'appello (Ansa, 2014)

Roma, 24 ottobre 2018 - "Magari morisse, li mortacci sua". E' quanto avrebbe detto un carabiniere a proposito di Stefano Cucchi la notte dell'arresto. Lo si legge nel verbale di un'intercettazione depositata dall'accusa al processo per la morte del 29enne. Stando a quegli atti, a parlare così del giovane geometra sarebbe Vincenzo Nicolardi, imputato per calunnia nel procedimento davanti alla prima corte d'Assise di Roma, durante una conversazione avuta tra le 3 e le 7 del mattino del 16 ottobre del 2009 con il capoturno della centrale operativa del comando provinciale. 

Oggetto del dialogo sono le condizioni di salute di Cucchi. "Mi ha chiamato Tor Sapienza - dice il capoturno della centrale operativa - Lì c'è un detenuto dell'Appia, non so quando ce lo avete portato se stanotte o se ieri. È detenuto in cella e all'ospedale non può andare per fatti suoi". L'altro - Nicolardi, secondo gli atti - risponde: "È da oggi pomeriggio che noi stiamo sbattendo con questo qua".

"UNA RIUNIONE TIPO ALCOLISTI ANONIMI" - Non è l'unica telefonata venuta alla luce oggi. Una seconda conversazione intercettata è quella tra Massimiliano Colombo, comandante della stazione dei Carabinieri di Tor Sapienza (dove Cucchi fu trasferito dalla caserma Casilina) e il fratello Fabio. Conversazione che risale al 26 settembre scorso. Colombo in quell'occasione parla di una riunione "tipo alcolisti anonimi", avvenuta nei giorni dopo l'arresto, fra tutti coloro che in qualche modo erano coinviolti . 

 "Il 30 ottobre, la mattina ero di pattuglia con Colicchio. Soligo mi chiama, mi chiede 'Fammi subito un appunto perché poi dobbiamo andare al Comando provinciale perché siamo stati tutti convocati, cioè tutti coloro dall'arresto di Cucchi, a chi lo aveva tenuto in camera di sicurezza. Tu che sei il comandate della stazione, anche se non hai fatto nulla, il comandante della compagnia Casilina, il maggiore Soligo, comandante di Montesacro, il comandante del Gruppo Roma, stavamo tutti quanti. Ci hanno convocato perché all'epoca il generale Tomasone, che era il comandante provinciale, voleva sentire tutti quanti. Abbiamo fatto tipo, hai visto 'gli alcolisti anonimi' che si riuniscono intorno ad un tavolo e ognuno racconta la sua esperienza, così abbiamo fatto noi quel giorno dove però io non ho preso parola perché non avevo fatto nessun atto e non avevo fatto nulla". 

IL PM: VICENDA PIENA DI FALSI  - Tutta la vicenda di Cucchi "è costellata di falsi", ha dichiarato oggi il pm Musarò davanti ai giudici del tribunale di Roma proprio prima di consegnare il materiale documentale. E' iniziata "dopo il pestaggio" ed "è proseguita in maniera ossessiva subito dopo la morte di Stefano". Il magistrato parla di una "attività di inquinamento probatorio", condotta "indirizzando in modo scientifico prove verso persone che non avevano alcuna responsabilità è che se sono state sottoposte a giudizio fino in Cassazione e ora sono parte civile perché vittime di calunnie".

Musarò sostiene anche che "la modifica della annotazione di servizio (di cui ha parlato il carabiniere scelto Francesco Di Sano ndr) sullo stato di salute di Cucchi non fu frutto di una decisione estemporanea ed autonoma di un limite ma fu l'esecuzione di un ordine veicolata dal comando di stazione, a sua volta dal comandante di compagnia e a suo volta dal gruppo. Solo così si può capire il clima che si respirava in quei giorni e perché quella annotazione del 22 ottobre sia stata fatta sparire senza che nessuno ne parlasse per nove anni". 

LA NUOVA INCHIESTA - E sono almeno sei gli indagati nel nuovo filone di inchiesta, che ipotizza proprio il reato di  falso. L'ultimo nome emerso è quello del tenente colonnello Francesco Cavallo, all'epoca dei fatti capo ufficio comando del Gruppo carabinieri Roma, che - secondo l'acusa - avrebbe suggerito al comandante della stazione Tor Sapienza di modificare l'annotazione di servizio sullo stato di salute di Cucchi. 

IL MINISTRO IN AULA VEDE ILARIA - All'udienza di oggi si è presentato anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che in aula ha incontrato la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi: "Le ho detto che stiamo lavorando affinché casi come il suo abbiano giustizia in tempi brevì - dice il Guardasigilli -. Non tutte le famiglie hanno persone con la sua determinazione e non è giusto che chi chiede giustizia debba far conto sulla propria determinazione per ottenerla".