Luca Bolognini Il pluriball infinito, più colorato e che inquina decisamente meno. In due parole? Pop it. Le formine di silicone piene di bolle semisferiche che si possono schiacciare e rischiacciare fino allo sfinimento sono ormai un successo globale. Spopolano su TikTok e in pochi mesi sono...

Luca

Bolognini

Il pluriball infinito, più colorato e che inquina decisamente meno. In due parole? Pop it. Le formine di silicone piene di bolle semisferiche che si possono schiacciare e rischiacciare fino allo sfinimento sono ormai un successo globale. Spopolano su TikTok e in pochi mesi sono diventate un vero e proprio oggetto di culto. Un impatto simile, almeno in termini di vendite, al cubo di Rubik. Una delle tante aziende che produce questi giocattoli, la canadese FoxMind, ha piazzato 7 milioni di unicorni, dinosauri e robot gommosi in meno di un anno. I prezzi oscillano dai 5 ai 25 euro.

I passatisti in servizio effettivo e permanente già rimpiangono i bei tempi andati, quando si scoppiavano i cuscinetti di plastica rubati dagli scatoloni. "Allora – ammoniscono con gli occhi rivolti al cielo – bastava poco per divertirsi". Peccato solo che tra l’invenzione delle pellicole per imballaggi e quella del Pop it corrano appena una quindicina d’anni di differenza. Il pluriball, infatti, è stato brevettato nel 1957 (per poi diventare un successo a partire dagli anni Sessanta). Le forme di silicone, invece, risalgono al 1975. Tre anni prima vedeva la luce Big Jim, per intenderci. Per portare al trionfo il Pop it, dopo 46 anni di poco onorata carriera, ci sono voluti i social. Inoltre le formine di silicone hanno almeno un altro merito molto caro a chi ama guardare spesso indietro: sono riuscite a togliere tablet e smartphone dalle mani dei nostri figli. E allora di cosa vi lamentate stavolta?