La nave Sea Watch 3 (Ansa)
La nave Sea Watch 3 (Ansa)

Roma, 18 maggio 2019 - La nave Sea Watch 3 ha raggiunto Lampedusa e si trova alla fonda a meno di un miglio dal porto siciliano. Dopo l'annuncio del comandante di voler raggiungere l'isola per "ragioni umanitarie", l'imbarcazione della ong tedesca - stando ai tracciati radar e a quanto confermano dalla stessa organizzazione umanitaria - ha violato la diffida della guardia di finanza passando il limite delle acque territoriali delle 12 miglia. "Siamo alla fonda a ridosso di Lampedusa - ha confermato la portavoce Giorgia Linardi -. La nave è stata avvicinata da una motovedetta della Gdf, che ci ha chiesto quali fossero le intenzioni del comandante: abbiamo ribadito che si tratta di ragioni umanitarie, viste le condizioni meteo, con onde di tre metri e vento in aumento, e le condizioni psicofisiche delle persone a bordo".

Arginato, dunque, il secco 'no' del Viminale, che aveva diffidato l'imbarcazione a entrare nel territorio nazionale. Immediata la replica di Matteo Salvini, ministro dell'Interno: "Sea Watch sta disubbidendo a indicazioni di Capitaneria e Finanza. Abbiamo fatto scendere neonati e malati, mai dirò voltatevi dall'altra parte mentre un bambino rischia la vita. La vita è sacra. Ma quella nave, finché sono ministro dell'Interno, in un porto italiano non entra". Nessun cambio di fronte, dunque. "Non può uno Stato farsi dettare le regole dai complici dei trafficanti di esseri umani, pagati dai Soros di turno - ha aggiunto Salvini -. Se riaprissimo i porti, come vogliono in Parlamento e spero non al governo, ricomincerebbero a morire i migranti".

"RAGIONI UMANITARIE" - La motivazione che sta spingendo l'equipaggio della Sea Watch a infrangere il veto di entrare in acque italiane starebbe nelle "ragioni umanitarie" che, al momento, "supererebbero le motivazioni riportate per il diniego". Lo aveva spiegato la stessa portavoce Giorgia Linardi: "Il comandante della Sea Watch 3 ha annunciato l'intenzione di entrare nelle acque territoriali italiane e di dirigersi verso il porto di Lampedusa. Prima di procedere, siamo stati in contatto con la Guardia costiera informandoli della condizioni umanitarie e delle nostre intenzioni e abbiamo contestualmente inviato una richiesta di revoca del diniego di entrare nelle acque territoriali. Nessuna intenzione di violare le regole che abbiamo rispettato, ma le condizioni sono mutate e la nostra scelta è diventata obbligata: a giudizio anche del comandante, la situazione venutasi a creare supera le motivazioni del diniego".

LE CONDIZIONI A BORDO - Da giorni la nave è ferma in acque internazionali, ma - dopo lo sbarco di 18 persone avvenuto ieri - ne restano ancora 47 a bordo, alcune in precarie condizioni. Alcuni migranti avrebbero anche "minacciato il suicidio", se non verrà consentito loro di sbarcare in un porto sicuro: l'allarme è arrivato da uno dei membri del team medico a bordo dell'imbarcazione. "Siamo molto preoccupati perché alcune delle persone a bordo della nave parlano di suicidio - aveva scritto la ong su Twitter -. Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi, pur di far finire tutto questo. Dal punto di vista medico, la situazione non è affatto buona: stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento".
 


L'INCROCIO CON LA MARE JONIO - La Mare Jonio di Mediterranea saving humans, intanto, ha lasciato il porto di Lampedusa in direzione Licata, per poter effettuare cambio equipaggio e rifornimento. Lo spostamento è stato autorizzato dalla procura di Agrigento: fuori dal porto, l'incrocio con Sea Watch 3 ancorata davanti alla maggiore delle isole Pelagie, e il saluto tra gli equipaggi. L'imbarcazione Mare Jonio era approdata a Lampedusa il 10 maggio con trenta migranti salvati in acque libiche: i reati ipotizzati a carico del comandante e dell'armatore sono il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e la violazione di alcuni articoli del codice della navigazione; gli inquirenti hanno aperto il fascicolo d'inchiesta come atto dovuto dopo il sequestro probatorio della nave disposto di iniziativa dalla Guardia di finanza e poi convalidato dalla procura. 

SALVINI - Si era espresso così il vicepremier Salvini, in merito alle notizie sulle precarie condizioni dei migranti sull'imbarcazione: "Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch 3 di entrare nelle nostre acque territoriali - aveva detto il leader della Lega -. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia". Parole a cui avevano fatto eco le dichiarazioni arrivate da fonti interne al Viminale: "La nave è considerata 'non inoffensiva', anche in base a quelle stesse convenzioni internazionali che vengono spesso invocate, anche a sproposito. Sono complici dei trafficanti: abbiamo buoni motivi per pensarlo e per dirlo". 

MELONI - "La Sea Watch pronta a entrare in acque italiane? Trasbordare i passeggeri e poi affondare la nave: questo farebbe un governo che intende difendere i propri confini. O anche stavolta la daremo vinta alle ong?". Si è espressa così su Twitter la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.