Mercoledì 22 Maggio 2024

Gaza: tensioni nelle università italiane, stop al convegno su Israele. Il Viminale: “Rischi per il 15 maggio”

Si temevano infiltrazioni degli antagonisti alla Statale. Fonti del Ministero: “L’attenzione è alta”. La protesta delle tende organizzata dai Giovani palestinesi potrebbe degenerare in caso di attacco a Rafah

Roma, 3 maggio 2024 – Il convegno organizzato dall’associazione Italia-Israele martedì alla Statale di Milano era considerato a rischio altissimo, anche se la Questura di Milano smentisce di "essere stata preventivamente interessata e aver effettuato valutazioni in merito agli eventuali rischi". Secondo fonti ben informate, era però considerata probabile la partecipazione di centri sociali e gruppi antagonisti non solo lombardi ma anche provenienti dal Piemonte, dal Veneto, dall’Emilia-Romagna e dalla Liguria. Per questo, prima dell’annullamento deciso dagli organizzatori, il rettore aveva deciso di tenerlo solo online. Ma la linea del Viminale è quella della massima attenzione ma del basso profilo nelle dichiarazioni.

Sit-in per Gaza alla Sapienza di Roma
Sit-in per Gaza alla Sapienza di Roma

“L’attenzione è alta – dicono –, la mobilitazione nelle università, su esempio di quello che sta ormai accadendo anche in Europa, è indubbia e attesa, ma non ci sono segnali specifici di manifestazioni violente. Molto dipenderà se si troverà o no l’accordo per una tregua a Gaza: se non si troverà, la protesta potrebbe estendersi". Il rischio di infiltrazioni, ragionevolmente temuto, è mantenuto tra gli addetti ai lavori, senza enfatizzarlo.

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In questo senso è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. "Stiamo gestendo in maniera equilibrata il difficile lavoro di ricerca del punto di equilibrio tra la libertà di manifestazione del pensiero, che è un caposaldo fondamentale della nostra democrazia, e l’assoluta refrattarietà a ogni forma di violenza", ha risposto a Torino a chi gli chiedeva se tema un contagio delle proteste filopalestinesi americane in Italia. "Le università da sempre – ha sottolineato Piantedosi – hanno fornito contributi per il dibattito democratico, per lo sviluppo critico di ogni discussione. Ovviamente, il punto di equilibrio è farlo nel rispetto dei diritti altrui. So che in Italia possiamo contare sulla grande professionalità delle forze dell’ordine".

Nelle università c’è fermento, anche se a macchia di leopardo. Domani è attesa una protesta all’Alma Mater di Bologna, dove il Collettivo universitario autonomo, il Cua, ha annunciato una “acampada per la Palestina“ dopo l’assemblea convocata nel pomeriggio in piazza Scaravilli. "Tesseremo assieme – dice un loro comunicato – i fili di una rete transnazionale che metterà in connessione studenti italiani e studenti palestinesi con i campus americani in rivolta e da quel giorno monteremo le tende dell’intifada studentesca anche nella nostra università. Il genocidio deve finire". Anche altre università sono in movimento, da Torino a Roma, da Pisa a Milano e Firenze. Ieri una targa in memoria di Sufian Tayeh – "fisico e rettore dell’università islamica di Gaza, brutalmente ucciso dai bombardamenti israeliani" – è stata apposta dagli studenti all’ingresso della facoltà di Fisica alla Sapienza e venerdì è attesa nella facolta di Scienze matematiche dell’università la Sapienza di Roma una assemblea nella quale si parlerà del boicottaggio accademico ad Israele.

Dal 15 maggio poi il movimento Giovani palestinesi d’Italia (Gpi) ha invitato gli studenti "ad accamparsi nei cortili degli atenei". E questo appuntamento è visto con una certa preoccupazione, specialmente se non si fosse arrivati ad una tregua a Gaza e ci fosse un attacco a Rafah, perchè potrebbe portare ad occupazioni diffuse.

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