Martedì 23 Aprile 2024

Scuola, la ministra Fedeli: portiamo l'obbligo fino a 18 anni

Il ministro al Meeting: così costruiremo i dirigenti del futuro Docenti a chiamata diretta, è flop. I presidi: "tempi troppo stretti"

Il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli (Instagram)

Il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli (Instagram)

Roma, 23 agosto 2017 - Contrattacco scolastico. Tutti in classe, obbligatoriamente, fino a 18 anni. Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, sceglie il meeting dell’Amicizia di Rimini per calare in tempi liquidi una suggestione antica. Una mozione sentimentale, dopo i malintesi della Buona Scuola. Ma anche – perché no – una scommessa autenticamente sfidante. "Una rivisitazione complessiva dei cicli scolastici" premiando "la qualità dei percorsi didattici interni". E qui la ministra provoca: "Io sarei per portare l’obbligo scolastico a 18 anni". Motivazione sostenibile: "Un’economia come la nostra, che vuole davvero crescita e benessere, deve puntare sull’economia e sulla conoscenza". "Sarebbe una scelta importante e giusta", commenta la Cgil. "Un elemento positivo", annuisce la Uil. Fredda la Cisl: "Non è una priorità". E sospetta "un’operazione di facciata". Macché, è l’adesione ad "Agenda Onu 2030 sottoscritta anche dall’Italia", spiega la proponente. Un’idea di qualità.

Docenti a chiamata diretta, è flop. I presidi: "tempi troppo stretti"

Come la tela per "estendere l’Erasmus agli ultimi due anni delle superiori, in modo da far diventare curriculare questa formidabile esperienza". Tutti gli studenti, in particolare quelli universitari, "dovrebbero poter studiare un anno all’estero". L’Erasmus, secondo la Fedeli, significa "più cultura, più conoscenze, più qualità nella relazione umana e civile, più capacità e adattabilità nel nuovo mondo del lavoro". Promette: "Nel giro di pochi anni costruiremmo una classe dirigente nuova". Selezione ma con giudizio. "Una scuola che include non solo quelli che già ce la fanno, ma anche chi rimane indietro – prima che questo avvenga. Servono docenti così preparati da venire incontro a tutti", sottolinea la ministra, sposando il malcontento dei docenti per le buste paga leggere. Nell’era dei Neet (i giovani sfiduciati che non studiano più né cercano lavoro), il protagonismo della Fedeli quasi disorienta i detrattori. Dal dicastero di viale Trastevere, squaderna un dossier dietro l’altro. Per esempio il Piano nazionale di sperimentazione per il diploma in quattro anni, che coinvolgerà 100 classi di Licei e Istituti tecnici, nel primo tentativo di allineamento all’Europa. "Una scelta utile", premette, anche se la proposta suscita "polemiche". È un tentativo aperto. "Se alla fine del percorso" la quadriennalità delle superiori si rivelasse "discriminante anziché inclusiva, non la faremo", assicura l’esponente Pd.

Questo sarà un anno di verifica anche per l’Asl, Alternanza Scuola Lavoro. Entro dicembre Stati generali, "per chiamare a responsabilità tutti i rappresentanti del mondo delle imprese". Gli strumenti non mancano: già esistono "la carta dei diritti e dei doveri degli studenti, una piattaforma sulle buone pratiche, e mille tutor territoriali presi dall’Anpal". L’obiettivo, per la Fedeli, è "dare ai ragazzi nuovi skills". Attenzione – chiarisce: non è "apprendistato" ma "innovazione didattica", con un "bottoncino rosso" per segnalare eventuali abusi. È invece già un vanto l’imminente debutto, alla primaria e alla secondaria di primo grado, della prova Invalsi in lingua inglese. "Una novità di cui beneficeranno in primis le famiglie meno abbienti che non possono permettersi costosi corsi privati", rivendica la ministra.