Saman ora è italiana, con il suo sacrificio ha mosso le coscienze: "È un esempio di libertà"

Novellara, la sindaca conferisce la cittadinanza alla giovane uccisa. Dedicato alla 18enne un fondo a sostegno delle donne in difficoltà

Guarda cosa hai fatto, Saman. Cosa hai smosso, dentro le coscienze di tutti. Quanto coraggio hai dato alle giovani che vivono un incubo a te fin troppo familiare, dentro le pareti di casa loro. Guarda, Saman, quante vite hai già cambiato e quante si salveranno in nome tuo, tu che alla vita non ci hai mai voluto rinunciare. Tu che dalla morte sei rinata simbolo; che hai saputo trasformare l’orrore di un delitto nella forza collettiva di cercare la verità e renderti giustizia. Ieri il Comune di Novellara, dove hai passato gli ultimi anni della tua vita, ti ha conferito la cittadinanza onoraria postuma: sei italiana, una reggiana a tutti gli effetti. Un gesto enorme, per te e per tutte le donne che si trovano nella tua situazione. Perché da oggi siete tutte noi.

La sindaca di Novellara, Elena Carletti
La sindaca di Novellara, Elena Carletti

Non è stato un percorso scontato, sai? Perché per sentirti davvero concittadina abbiamo dovuto sentirci prima di tutto una comunità, un gruppo con delle responsabilità, soprattutto quella di non averti protetta. "Da questa sera (ieri, ndr) è conferita la cittadinanza onoraria a Saman Abbas. Questo applauso è il rumore che dovrà accompagnare ogni azione, come per Giulia Cecchettin. Non più minuti di silenzio, ma rumore e partecipazione", ha detto la sindaca Elena Carletti. Tutti in piedi, a battere le mani, con gli occhi lucidi. Tra i primi a muoversi per te c’è stato un tuo connazionale, Ahmad Ejaz, giornalista e mediatore culturale pakistano che si è a lungo occupato della tua scomparsa. Nel novembre 2022, mentre da poche ore la terra aveva restituito i tuoi resti, in 20mila avevano già firmato la petizione che Ejaz aveva lanciato su Change.org.

"Saman deve diventare il simbolo delle giovani generazioni e le seconde generazioni che vogliono vivere senza tradizioni barbariche, in piena libertà", scriveva Ahmad che oggi, a distanza di un anno, parla di "un grande gesto. La società civile si è mossa, stanno cambiando le cose. Anche in Parlamento la politica si è mossa. Tutta la società civile, Italia e Pakistan si è sollevata contro la tradizione rurale".

Una vittoria di tutti, Saman, anche del nostro giornale. Di te abbiamo scritto per mesi, diventati anni, prima sperandoti viva, magari in fuga, poi con la consapevolezza che il tuo sorriso sarebbe stato affidato per sempre solo alle foto. "Non aveva la cittadinanza di questo nostro Paese, eppure ha sacrificato la sua vita pur di essere italiana fino in fondo, con intensità e pienezza", aveva scritto la nostra direttrice Agnese Pini invocando per te la cittadinanza alla memoria.

Non avevi il medico di base o una bicicletta; ti avevano dato un tapis roulant per farti correre dentro casa. Eri sempre accompagnata. Dovevi essere invisibile. "Esserci senza fare rumore", hanno detto ieri sera in quel consiglio comunale. E così hai vissuto. Colpa nostra, che non abbiamo saputo captare in tempo le tue grida d’aiuto.

Il frastuono è arrivato dopo. "Purtroppo per i tuoi assassini, di rumore ne è stato fatto tanto dopo la tua morte. Tu Saman ora sei scomoda, scomoda per tutti coloro che privano della libertà alle loro figlie o moglie. E noi, come comunità, non potremo più voltarci dall’altra parte".