Davide Nitrosi Chi può dire di avere davvero vinto le elezioni comunali? Al di là delle percentuali, l’indizio principale sono i voti assoluti. Prendiamo il centrosinistra che canta vittoria. Sicuro? Perché un conto sono Sala a Milano e Lepore a Bologna, ma se si va oltre le percentuali, le performance di Gualtieri a Roma e del segretario Letta a Siena dovrebbero far suonare forte un allarme al Nazareno. Gualtieri ha...

Davide

Nitrosi

Chi può dire di avere davvero vinto le elezioni comunali? Al di là delle percentuali, l’indizio principale sono i voti assoluti. Prendiamo il centrosinistra che canta vittoria. Sicuro? Perché un conto sono Sala a Milano e Lepore a Bologna, ma se si va oltre le percentuali, le performance di Gualtieri a Roma e del segretario Letta a Siena dovrebbero far suonare forte un allarme al Nazareno. Gualtieri ha incassato 299mila preferenze, nel 2016 l’allora candidato sindaco del Pd Giachetti ne ottenne 325mila al primo turno. E il Pd romano passa da 204mila voti del 2016 a 166mila oggi. Dove sono finiti gli elettori? Molti sicuramente da Calenda, che ha 220mila voti personali. A Siena Letta esulta per la vittoria: ma ha 33mila voti, ventimila in meno di quelli che prese Padoan nel 2018. Diversi i casi Bologna e Milano, dove però la sinistra ha volti e storie diverse. Anche rispetto al partito romano di cui di fatto Letta e Gualtieri sono espressione. Lepore ha ottenuto al primo colpo 94.565 voti, molti di più del suo predecessore Merola (sempre dem) che nel 2016 ne prese 68mila. Ma il Pd è sceso da 60 a 53mila. Clamoroso poi Beppe Sala a Milano (l’uomo non è del Pd, mai iscritto): 224mila voti nel 2016, 277mila oggi, con il Pd milanese a trainare la coalizione passando da 145mila preferenze del 2016 a 152mila oggi, e la lista Sala Sindaco da 38mila a 41mila.

Il significato politico di questi voti è ancora tutto da decifrare. Ma tralasciando i risultati del centrodestra, si potrebbe provare a interpretarlo con la lente 5 Stelle. Ovvero: dove è fuggito l’elettorato grillino? Probabilmente si è rifugiato nelle fila degli astenuti e disillusi, ma forse anche a sinistra in qualche città. Non a Roma, però. Eppure nel 2016 i 5 Stelle portarono a casa al primo turno 420mila voti e Virginia Raggi raggiunse 461mila preferenze. Cinque anni dopo, solo 211mila romani l’hanno scelta e solo 111mila hanno votato M5s. Dove sono spariti tutti? Non da Gualtieri. Morale: la sinistra post sovranisti sarà sul modello del pragmatico-meneghino Sala o del bolognese Lepore. Qual è la scelta? Il futuro dei dem dipende dalla risposta.