Roma, 11 maggio 2021 -  Covid: l'Italia colorata va verso il cosiddetto 'Rt ospedaliero'. Dovrebbero infatti essere gli ultimi giorni dell'indice Rt (l'indice di trasmissibilità: qui gli ultimi dati regione per regione) così come lo abbiamo conosciuto in questi ultimi mesi. Sale infatti sempre più forte il pressing delle Regioni sul governo e sul Cts perché il parametro più importante tra i 21 che determinano l'assegnazione delle regioni nelle diverse fasce colorate (qui la mappa attuale dell'Italia) venga modificato o comunque che ne venga ridimensionata l'importanza ai fini dei colori delle regioni.

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Le Regioni che potrebbero cambiare colore

Se le cose rimanessero come adesso è probabile che venerdì prossimo 14 maggio - alla luce delle ultime riaperture dal 26 aprile - l'Rt di molte regioni salga e raggiunga il livello che determina il passaggio in zona arancione (la soglia è 1 nel limite inferiore). In ogni caso solo lunedì prossimo 17 maggio si terrà la cabina di regia sulle ulteriore aperture (coprifuoco in primo luogo) ed è probabile che il provvedimento che verrà adottato dal governo conterrà anche i nuovi parametri per determinare le zone. Si pensava che il nuovo decreto vedesse la luce entro fine settimana ma evidentemente Draghi va con i piedi di piombo e prima di prendere decisioni vuole aspettare i risultati del monitoraggio dell'Iss di venerdì 14 maggio. Una data chiave.

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Del resto anche all'interno dell'esecutivo non mancano adesioni a questa linea di pensiero: il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ritiene giusto suoperare l'attuale indice Rt.

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Rt ospedaliero

Dunque si va verso un parametro che potremme definire Rt ospedaliero che in pratica fotografa lo stato di stress delle strutture ospedaliere nelle singole regioni. E a questo si guardarebbero in primo luogo per stabilite se una regione deve essere bianca, gialla, arancione o rossa. In siostanza l'algoritmo dell'Rt non sarebbe più basato sui nuovi casi di Covid diagnosticati, ma sul numero dei ricoveri in ospedale (sia i ricoveri nei reparti Covid 'ordinari' sia nelle terapie intensive). Il punto di partenza - più volte sottolineato dagli 'aperturisti' - è che l'Rt sui contagi fotografa una situazione 'vecchia' e non attuale. Inoltre si ritiene che importante sia in questo periodo della pandemia pesare il grado di resistenza delle strutture ospedaliere. Ricordiamo che attualmente la soglia critica per le terapie intesive è del 30%, quella dei ricoveri 'ordinari' del 40%.

Secondo gli scienziati a questo punto più che i contagi, peraltro troppo influenzati dalle oscillazioni dei tamponi, a contare davvero sono proprio i numeri degli ospedali. Non è esclusa nemmeno la possibilità di dare più valore all'incidenza settimanale ogni 100mila abitanti, dato disponibile in tempo pressoché reale: ci sono Regioni con un'incidenza ormai vicina alla fatidica zona bianca (50 casi settimanali per centomila abitanti) che rischiano comunque un Rt sopra soglia. Secondo quanto risulta all'agenzia Agi, il Cts si sarebbe detto sostanzialmente favorevole all'Rt ospedaliero abnche se le posizioni sarebbero diverse.

Resta ancora tutto da vedere come sarà la declinazione concreta del nuovo algoritmo. Su questo ancora certezze non ci sono.

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I dati degli ospedali

Secondo Agenas migliora la situazione delle terapia intensive: la soglia nazionale si attesta sul 24% e solo tre regioni superano quella critica (Lombardia, Toscana e Puglia) mentre la Valle d'Aosta registra proprio un 30% di occupazione. Il dato più basso lo segna il Friuli Venezia Giulia (12%) contro il 33% della Puglia.

L'incidenza regione per regione