Laureati
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Pisa, 24 aprile 2019 - Oltre 2,5 milioni di dollari. E anche qualcosa di più. Tanto hanno speso professori e ricercatori italiani per pubblicare articoli sulle cosiddette 'riviste predatorie', alias giornali specialistici che promettono di rispettare gli standard tradizionali dell’editoria scientifica e invece fanno passare per buona qualsiasi cosa, fornendo un servizio di pubblicazioni a pagamento privo di controlli e di qualsiasi valore. Qualche esempio clamoroso? L’ultimo della serie è una ricerca fasulla che ricalca pari pari una puntata della serie Star Trek , e che è stata accettata e pubblicata senza colpo ferire.

La clamorosa e (questa, invece sì) certificata – scoperta arriva grazie allo studio condotto da un ricercatore pisano, Mauro Sylos Labini del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, con Manuel Bagues dell’Università di Warwick in Inghilterra e da Natalia Zinovyeva dell’Università di Aalto in Finlandia. I tre ricercatori hanno esaminato i curricula di 46mila loro colleghi e professori che hanno partecipato alla prima edizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale del 2012-’13, una procedura che serve per partecipare ai concorsi per diventare professore nelle università italiane. I risultati della loro analisi sono stati appena pubblicati su in un numero monografico della rivista Research Policy dedicato al tema delle cattive pratiche scientifiche.

"Una stima conservativa basata sulla nostra indagine, suggerisce che per pubblicare circa seimila articoli, i ricercatori del campione hanno speso più di due milioni e mezzo di dollari, una media 440 dollari ad articolo – spiega Mauro Sylos Labini – parte di questa cifra esce direttamente dalle tasche dei ricercatori, ma un’altra parte proviene dai loro fondi di ricerca pubblici, e si tratta comunque di una stima che non tiene conto delle spese per la partecipazione a conferenze ‘predatorie’, spesso associate a queste pubblicazioni".

Come emerge dallo studio, a livello complessivo, sono oltre duemila i ricercatori, circa il 5 per cento dei partecipanti all’Abilitazione Scientifica Nazionale, che hanno pubblicato su riviste ‘predatorie’. I settori scientifici maggiormente interessati sono Economia aziendale, Organizzazione e Finanza aziendale. Ma per l’aspetto economico, lo spreco di risorse sembra essere maggiore in Medicina dove alcuni ricercatori hanno pagato fino a 2.500 dollari per pubblicare un singolo articolo. E il problema non è limitato alle ricerche di basso profilo, perché ‘ci cascano’ anche scienziati provenienti dalle più prestigiose università del mondo.

"I Costi monetari sono in realtà solo la classica punta dell’iceberg – conclude Sylos Labini – il fatto che molti ricercatori e professori pubblichino articoli su queste riviste e le inseriscano nei loro curricula dimostra che ci sono enormi problemi nella valutazione della ricerca. I nostri risultati suggeriscono infatti che quando questa viene fatta da ricercatori poco esperti questi articoli possono persino essere valutati positivamente".