Matteo Massi Lle lacrime sono vere, non ci sono dubbi. Più che altro invece i dubbi sono sulla natura di quelle lacrime. Lacrime di coccodrillo. Perché al Lionel Messi ostaggio del suo oneroso contratto, non crediamo. Saremo ingenui e forse perfino un po’ romantici (fuori tempo) del calcio, ma l’idea che...

Matteo

Massi

Lle lacrime sono vere, non ci sono dubbi. Più che altro invece i dubbi sono sulla natura di quelle lacrime. Lacrime di coccodrillo. Perché al Lionel Messi ostaggio del suo oneroso contratto, non crediamo. Saremo ingenui e forse perfino un po’ romantici (fuori tempo) del calcio, ma l’idea che nemmeno la riduzione del 50% del già ultramilionario ingaggio sarebbe bastata per trattenere Messi al Barcellona suona più che altro come una giustificazione posticcia su una lunga storia d’amore. Che comunque era già incrinata e non solo per gli euro che scorrono meno di prima nelle casse asfittiche del club di Laporta. Lionel assicura che non è così, ma se avesse voluto restare davvero al Barcellona, gli sarebbe bastato tagliarsi ancora un po’ l’ingaggio: il 50% non basta, il 60% allora. D’altronde per un amore vero si fanno sacrifici e nel caso specifico di Messi non c’è nemmeno il rischio di restare con le tasche vuote.

Anzi, le entrate mensili si possono aggiustare con sponsorizzazioni e quant’altro. Senza scomodare la poesia (del calcio), basta affidarsi a due storie ben più prosaiche del nostro passato pallonaro. Gigi Riva, pur di non muoversi dal Cagliari e dalla Sardegna che era diventata la sua terra d’adozione, rinunciò alla corte spietata e ai soldi (tanti) della Juventus in più di un’occasione. Cristiano Lucarelli invece, ci scrisse pure un libro “Tenetevi il miliardo“, quando rifiutò una chiamata dalla A, pur di salire nella massima serie col suo Livorno. E quindi le lacrime di Messi saranno pure vere, ma presto diventeranno solo un ricordo.