Terrazzi addobbati e concerti di pentole durante la prima ondata di Coronavirus. Ma non sta andando tutto bene
Terrazzi addobbati e concerti di pentole durante la prima ondata di Coronavirus. Ma non sta andando tutto bene

Massimo

Donelli

È (soprattutto) attraverso gli smartphone che restiamo agganciati alla realtà nella perdurante prigionia domestica. E, quindi, non poteva essere che un produttore di smartphone, Wiko (brand franco-cinese), a lanciare il sondaggio sulle parole più abusate e detestate del 2020. Che vede in testa, assieme a lockdown (ne parla, qui sotto, Matteo Massi), l’espressione "Andrà tutto bene".

Mutuata dai film americani – quelli in cui c’è un marine maciullato che sta morendo e un commilitone che, mentendo, gli ripete "Everything will be fine!" –

la rassicurazione-auspicio ha inzaccherato, nella peggiore primavera post bellica della nostra vita, lenzuola, t-shirt, facciate urbane. Inutilmente. Nulla, ma proprio nulla, infatti, è andato bene.

Scuola per aria. Fallimenti di bar, ristoranti e negozi. Titolari di partite Iva licenziati all’istante (in quanto unici licenziabili). Vaccini contro l’influenza in ritardo. Quelli contro il Covid 19 che chissà quando. Natale senza i tuoi. E ultimo dell’anno, dati Auditel alla mano, con l’occhio perso davanti alla TV. Aggiungete il coprifuoco, l’impossibilità di viaggiare, la seconda ondata che non finisce più…

Insomma, resilienti sì, deficienti no. E, perciò, in malora "Andrà tutto bene"! Specie dopo un anno così. Che ha accorciato ancor più le gambe alle bugie. Spezzato i sogni. E rilanciato, invece, alla grande, il "Carpe diem" del sommo Orazio…