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1 feb 2022

Agrigento, padre uccide figlio. "Mi chiedeva soldi in continuazione"

L'omicidio al culmine di una lite: sembra che il 24enne soffrisse di disturbi di natura psicologica

1 feb 2022
I carabinieri vicino al corpo di Vincenzo Gabriele Rampello sulla strada dopo essere stato ucciso a Raffadali, 1 febbraio 2022.
ANSA/Concetta Rizzo
I carabinieri vicino al corpo di Vincenzo Gabriele Rampello a Raffadali (Ansa)
I carabinieri vicino al corpo di Vincenzo Gabriele Rampello sulla strada dopo essere stato ucciso a Raffadali, 1 febbraio 2022.
ANSA/Concetta Rizzo
I carabinieri vicino al corpo di Vincenzo Gabriele Rampello a Raffadali (Ansa)

Agrigento, 1 febbraio 2022 - "Gli davo 600 euro al mese, ma non gli bastavano mai. Mi picchiava e mi minacciava sempre per i soldi". Gaetano Rampello, 7enne poliziotto in servizio al Reparto mobile della questura di Catania, ha confessato così l'omicidio del figlio, il 24enne Vincenzo Gabriele Rampello, ammazzato a colpi di pistola a Raffadali, in provincia di Agrigento.

Il tragico fatto di sangue è avvenuto alle 11.30, nella centrale piazza Progresso. Pare che la giovane vittima soffrisse di disturbi di natura psicologica. L'omicidio sarebbe stato commesso al culmine dell'ennesima lite. La causa scatenante l'ennesima richiesta di denaro da parte del figlio. "Mi devi dare altri 15 euro...", avrebbe urlato Vincenzo al padre. A quel punto il poliziotto ha estratto la pistola di ordinanza e sparato 15 colpi a distanza ravvicinata. Poi  è scappato ed è stato bloccato dai carabinieri seduto su una panchina dove, sembrerebbe, era sul punto di salire su un pullman. A testimoniare la dinamica dell'omicidio anche l'impianto di videosorveglianza installato in piazza Progresso dal Comune.

Una storia drammatica, di disagio profondo, quella di Raffadali. Vincenzo Rampello, a quanto si apprende, da piccolo era cresciuto in comunità.

Il padre, assistito dal suo legale Daniela Posante, ha reso una piena confessione ai carabinieri del Nor della compagnia di Agrigento Gaetano Rampello ha inquadrato il delitto nel profondo disagio vissuto all'interno della famiglia per le condizioni di salute del ragazzo che aveva delle fragilità psicologiche e che, per tre anni, secondo il racconto del padre, era stato ricoverato in una struttura specializzata. "Gli davo 600 euro al mese - ha detto Gaetano Rampello - ma non gli bastavano mai, mi picchiava e minacciava sempre per i soldi". Quindi, stamane, l'ennesima lite, per strada, dove padre e figlio si erano incontrati in seguito all'ultima richiesta di denaro. "Mi ha telefonato chiedendomi 30 euro - avrebbe detto durante l'interrogatorio - quando glieli ho dati ha iniziato a insultarmi e minacciarmi dicendomi che ne voleva 50. Mi ha aggredito e sfilato il portafogli prendendo altri 15 euro, di più non avevo in tasca. A quel punto ho avuto un corto circuito - ha ricostruito il poliziotto - e gli ho sparato non so quanti colpi". Il giovane in passato era stato più volte denunciato per delle aggressioni subite dal padre

Il pm

"I recenti episodi di tragica ed inaudita violenza avvenuti in questi giorni in provincia di Agrigento hanno evidenziato malesseri profondi all'interno della società e delle famiglie, acuiti dal grave isolamento provocato dalla pandemia e non adeguatamente contenuti da un sistema socio- sanitario-assistenziale non sempre pronto ad erogare idonei servizi alla collettività". Lo ha detto il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, dopo l'omicidio di Raffadali. Il riferimento è anche alla strage di Licata del 26 gennaio scorso quando un uomo ha ucciso il fratello, la cognata e i loro due figli, di 15 e 11 anni, e poi si è suicidato. "Troppo spesso quelli che vengono definiti 'gesti di follia' - ha aggiunto il magistrato che coordina le indagini dei carabinieri - sono il portato di conflitti sociali e familiari che il 'sistema', inteso in senso ampio e non escluso quello giudiziario, non è stato in grado di adeguatamente e legittimamente arginare e contenere".

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