26 gen 2022

Licata: uccide fratello, cognata e nipoti di 11 e 15 anni. L'orrore stanza per stanza

La strage in una palazzina di periferia in provincia di Agrigento. L'assassino si è sparato: trasportato in ospedale in condizioni disperate, è morto poco dopo. Ipotesi lite tra fratelli per eredità. La prof di Alessia, una delle vittime: "Con i compagni parlava degli screzi tra padre e zio"

I carabinieri sul luogo della strage a Licata, Agrigento, 26 gennaio 2022.
ANSA/CONCETTA RIZZO
I carabinieri sul luogo della strage a Licata

Roma, 26 gennaio 2022 - Una strage questa mattina in una palazzina di via Riesi, a Licata, in provincia di Agrigento. Probabilmente al culmine di una lite tra fratelli per l'eredità, un uomo di 48 anni, Angelo Tardino, ha ucciso, a colpi di arma da fuoco, il fratello Diego, la cognata Alexandra e due nipoti di 15 e 11 anni, Alessia e Vincenzo. Poi, mentre era al telefono con i Carabinieri, che hanno tentato invano di convincerlo a costituirsi, si è sparato in strada

Da una prima ricostruzione, pare che la follia sia scattata intorno alle 7, quando Tardino è arrivato a casa del fratello nella casa di compagna in contrada Safarello. Qui sarebbe scoppiata la lite tra i due: l'uomo a un certo punto avrebbe estratto la pistola, sparando, fuori dall'abitazione, al fratello. Quindi sarebbe entrato in casa per cercare, stanza per stanza, il resto della famiglia. Uccisa la cognata Alessandra Ballacchino, ha sparato la nipote Alessia di 15 anni e il nipote Vincenzo di 11. Il cadavere di quest'ultimo, la vittima più piccola della strage, è stato trovato sotto il letto avvolto in una coperta.

Quindi la chiamata ai carabinieri, con i militari che, sentendo al telefono uno sparo, hanno pensato che Angelo Tardino si fosse tolto la vita con la stessa pistola con cui aveva ucciso la famiglia. Ma l'omicida non era morto e solo successivamente, dopo averlo rintracciato, hanno scoperto che respirava ancora. L'uomo è stato trasportato all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta dove è arrivato già in "coma irreversibile". Inutile il disperato tentativo dei sanitari, Tardino è deceduto poco dopo. 

La prima ricostruzione

I carabinieri sul luogo della strage a Licata
I carabinieri sul luogo della strage a Licata

Cinque, dunque, i morti del terribile fatto di sangue. Una tragedia su cui si sta ancora cercando di fare chiarezza. Secondo gli investigatori, ci sarebbero contrasti connessi a un'eredità dietro la strage. Angelo Tardino era andato alle prime luci del mattino in contrada Safarello, dove si trova la casa di campagna del fratello: nella stessa zona ci sono dei terreni lasciati in eredità dal padre, tutti coltivati a primizie. Tra i due fratelli, secondo la ricostruzione dell'episodio, sarebbe scoppiata una violenta lite, l'ennesima, per questioni di spartizione delle aree coltivate. Durante il litigio, Angelo avrebbe estratto una pistola a fatto fuoco contro il fratello e l'intera famiglia, quindi la cognata e i due nipoti. A quanto si apprende, i Carabinieri erano stati chiamati più volte a intervenire per sedare liti tra i due. Sul luogo dei delitto, oltre ai parenti, è arrivata anche la pm Paola Vetro che non ha rilasciato dichiarazioni. I corpi delle vittime sono stati trasportati all'ospedale di Agrigento per l'autopsia. 

La cugina: "Siamo sconvolti"

"Siamo sconvolti. Non ci saremmo mai aspettati questa tragedia. Perché Diego ha aperto la porta a quell'assassino? Maledetto assassino". Sono le parole di una cugina di Alessandra Ballacchino, la moglie di Diego Tardino. La donna parla da un'auto di colore blu, a due passi dal luogo della strage. Con lei un'amica. "Perché non ci hanno permesso di dare un ultimo saluto ai nostri cari? - dice in lacrime - Volevamo solo salutarli. Povere creature…". Piange a dirotto la donna. Poi spiega: "Tra i due fratelli c'erano frizioni da parecchio tempo. Prima abitavano nello stesso palazzo. Ma litigavano in continuazione per la divisione di alcune proprietà agricole. E alla fine Alessandra ha deciso di andare a vivere qui in campagna, pur di non avere nulla a che fare con quel pazzo". 

La prof: "Alessia parlava degli screzi"

I problemi tra i fratelli Tardino erano noti nella classe di Alessia, la figlia 15enne di Diego uccisa nella strage. Ma nessuno poteva immaginare un epilogo simile. Floriana Costanzo, l'insegnante di italiano di Alessia, spiega che la ragazza confidava ai compagni i dissidi tra il padre e lo zio Angelo. "Oggi, cercando di parlare con i suoi compagni ho saputo che la sua amica del cuore diceva che Alessia aveva detto che c'erano screzi tra il papà e lo zio - dice - Se fosse stato un problema reale ce lo avrebbe detto. I ragazzi si confidano con noi".

E poi aggiunge: "È stato un fulmine a ciel sereno. Nulla poteva farcelo intuire, saremmo intervenuti". "Era una famiglia normale- ricorda - sono venuti al ricevimento lei è la mamma. Persone serene, i risultati scolastici erano buoni". La sua materia preferita era l'italiano. "Le piacevano tutte le materie dell'indirizzo classico- dice - Ieri Alessia era presente in classe, sono così sconvolta che non riesco a capire. C'erano le interrogazioni ma lei era già stata interrogata con ottimo voto". E conclude: "Questa esperienza segna per la vita. Noi insegnanti ma anche i ragazzi…".

La mappa

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