"Fare base jumping non è una roulette russa". Per il friulano Marco Milanese, guida alpina di 33 anni e grande appassionato di salti nel vuoto (ne ha già fatti oltre 380), è tutta una questione di testa. Cosa ama di questo sport? "Fin da bambino ho sempre avuto un’attrazione per il vuoto. Mi rilassa. Ho iniziato a volare con la tuta alare per disegnare linee tra le montagne. E poi, diciamo la verità, anche perché ci si sente dei piccoli supereroi. Dura poco e ci si rende subito conto di dover fare quelle operazioni che garantiscono...

"Fare base jumping non è una roulette russa". Per il friulano Marco Milanese, guida alpina di 33 anni e grande appassionato di salti nel vuoto (ne ha già fatti oltre 380), è tutta una questione di testa.

Cosa ama di questo sport?

"Fin da bambino ho sempre avuto un’attrazione per il vuoto. Mi rilassa. Ho iniziato a volare con la tuta alare per disegnare linee tra le montagne. E poi, diciamo la verità, anche perché ci si sente dei piccoli supereroi. Dura poco e ci si rende subito conto di dover fare quelle operazioni che garantiscono la sopravvivenza, tipo aprire il paracadute. Ma è un momento magico"..

Il base jumping è illegale?

"Non dalle montagne. Di fatto non esiste una legislazione. Comunque per accedere a un corso bisogna almeno aver fatto 200 lanci con il paracadute. Questo è un sport dove non c’è spazio per l’improvvisazione".

Ma bisognerebbe regolamentare questa disciplina?

"Siamo talmente in pochi, in Italia siamo circa un centinaio, che alla fine ci sarebbe solo una riduzione delle libertà per gli appassionati. In futuro però, soprattutto se aumenteranno i praticanti, bisognerà fare qualcosa. Ad esempio sul monte Brento i jumper si sono autotassati per istituire una sorta di controllo a terra permanente per consentire di saltare in sicurezza ed evitare incidenti".

A proposito del Becco dell’Aquila, pochi giorni fa c’è stata l’ennesima vittima. Quello del Brento è un salto per tutti?

"Assolutamente. Ogni anno vengono effettuati decine di migliaia di lanci, è uno dei più sicuri al mondo".

Quanto hanno influito i social nel boom del base jumping?

"Per il 90%. E, purtroppo, non sempre positivamente. Diversi ragazzi si sono avvicinati alla disciplina senza essere preparati, solo per fare un video emozionante da postare sui loro profili o per scattare una foto da mettere su Instagram. Ci sono stati casi di giovani che hanno comprato una tuta alare su Internet e si sono lanciati perdendo la vita. Questo ha alimentato il tabù nei confronti di questo sport. La verità è che bisogna essere pronti e allenati per fare base jumping".

Quanto conta la pericolosità di un salto per i base jumper?

"È soggettivo. Per me, ad esempio, sono più importanti le linee che posso tracciare. In base a quelle valuto se il gioco vale la candela"

C’è mai stato un salto in cui ha avuto paura?

"Tutti. È una paura salutare, che ti fa rimanere vivo. Bisogna imparare a gestirla. Alla fine diventa tua amica".

Che consiglio darebbe a un giovane che si avvicina a questo sport?

"Di non bruciare le tappe. È l’errore più comune",

Cosa ne pensa la sua famiglia del base jumping?

"Si è arresa 15 anni fa quando ho iniziato a scalare senza corde. Per loro è peggio arrampicarsi così che saltare".