Davide Nitrosi La notizia di alcuni giorni fa aveva fatto saltare sulle sedie. L’ex capo di Ubs, Sergio Ermotti, ha guadagnato in 9 anni quanto un ticinese guadagna in 1.800 anni. Un caso assunto come l’apoteosi dell’enorme differenza degli stipendi tra top manager e dipendenti. Il differenziale salariale è cresciuto senza ritegno negli ultimi 70 anni. In America negli anni Cinquanta un...

Davide

Nitrosi

La notizia di alcuni giorni fa aveva fatto saltare sulle sedie. L’ex capo di Ubs, Sergio Ermotti, ha guadagnato in 9 anni quanto un ticinese guadagna in 1.800 anni. Un caso assunto come l’apoteosi dell’enorme differenza degli stipendi tra top manager e dipendenti. Il differenziale salariale è cresciuto senza ritegno negli ultimi 70 anni. In America negli anni Cinquanta un amministratore delegato guadagnava venti volte la paga di un impiegato. Negli anni Ottanta si è arrivati al rapporto 42 a 1, ora siamo a oltre 200 a 1, e nelle prime cento società quotate sullo Standard & Poor’s un ceo guadagna 500 volte in più di un impiegato. Il record appartiene alla catena JCPenny: il ceo se ne è andato con un compenso pari a 18.000 volte lo stipendio di un commesso. In un mondo che ha fatto del denaro la misura della felicità, questi stipendi stratosferici fanno sgranare gli occhi. Ma fermiamoci un attimo. Ragioniamo. È davvero la ricchezza a rendere felici? O è il modo di viverla?

Prima di rispondere, un altro passo. Chi segue la finanza conosce per fama Warren Buffett. Novant’anni, al timone di Berkshire Hathaway, un patrimonio da cento miliardi di dollari. Buffett ammette di essere felice, ovvio. Ma non perché può tuffarsi in una piscina di dobloni d’oro. Vive in una casa comprata nel 1958 per 31.500 dollari (più o meno 300 mila dollari ai livelli attuali) e in questo è simile al fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad, che dal 1976 e fino alla morte ha vissuto in una villetta a schiera nei pressi di Losanna. Come mister Ikea, Buffett compra auto di seconda mano. Fino a poco tempo fa utilizzava il vecchio cellulare Nokia a conchiglia (ora è passato all’iPhone, pare un regalo di Tim Cook). E il tempo libero lo trascorre seguendo un hobby di poche spese: il bridge. "Ho tutto ciò di cui ho bisogno e non voglio di più perché oltre un certo livello non fa la differenza", ha dichiarato Buffett. Certo, direte, lui può. Ma miliardari o no, che sia questa (l’avere ciò che serve) la cifra della felicità?