Paolo Croce È come segnare un rigore a porta vuota: questo caro biglietti è senza giustificazioni. Il mondo del calcio, che durante il lockdown si era riempito la bocca di buoni propositi, taglio dei monte ingaggi compreso, ha deciso che per far fronte ai conti in rosso il modo più rapido è far...

Paolo

Croce

È come segnare un rigore a porta vuota: questo caro biglietti è senza giustificazioni. Il mondo del calcio, che durante il lockdown si era riempito la bocca di buoni propositi, taglio dei monte ingaggi compreso, ha deciso che per far fronte ai conti in rosso il modo più rapido è far pagare il conto ai suoi tifosi.

Certo, il mondo del pallone esce da 18 mesi terribili, ma anche il resto del Paese Italia ha perso tutte le sue certezze.

Quello del caro biglietti, che peraltro non è un’esclusiva italiana, unisce Nord a Sud senza limite di censo o di categoria calcistica.

A far deflagrare la bomba, anzi il pallone, è stata la decisione del Milan di far lievitare come un panettone i biglietti per la Champions (69 euro per la “piccionaia’’ del terzo anello, fino a 390 per la tribuna centrale), ma il tema è comune a tutte le società.

Ieri il Milan ha cercato di uscire dal fuorigioco e, per bocca del suo ad Ivan Gazidis, ha bloccato tutto, promettendo a breve nuove tariffe.

Restano, però, i limiti di un calcio incapace di ridimensionarsi da solo.

Oggi lo “spezzatino’’ del campionato aiuta a spremere chi guarda le partite in tv, ma pesano i mancati introiti al botteghino. La soluzione, però, non può essere quella di aumentare i biglietti per lo stadio. Si può, e si deve, trovare un equilibrio dei prezzi, della uscite e delle entrate dei club, ma questo vale per tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana, e non solo nello sport. I tifosi amano il calcio, facciamo che sia un sentimento ricambiato.