Stefano Lorenzetto
Stefano Lorenzetto

Verona, 8 luglio 2019 - Avvertenza. Quella che state per leggere è un’intervista non facile. Non certo per l’argomento trattato, quanto perché l’intervistato è il re delle interviste (e proprio per questo finito cinque volte nel Guinness World Records). Ma così è la vita, per citare un film (di Aldo Giovanni e Giacomo) molto divertente quando vuole esserlo e velatamente serio quando deve esserlo. Proprio come Stefano Lorenzetto che intercetto nella sua casa di Verona in un’afosa domenica di luglio spezzata da qualche temporale.

Il ponte Morandi confuso con un cavalcavia in provincia di Pisa, lo stabilimento per lo smaltimento dei rifiuti di Aprilia confuso con un altro. I politici 5 Stelle (e non solo)  ‘vittime’ delle fake news come delle citazioni sbagliate?
"Politici e scribi gareggiano da sempre, in questo campo. Leo Longanesi, tanto per citare, diceva che un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa. Un cronista del ‘Gazzettino’, che nell’agosto 1954 fu catapultato dalla Mostra del cinema di Venezia alla camera ardente di Alcide De Gasperi in Valsugana, disse ai colleghi Mino Monicelli e Alfredo Todisco: ‘El giornalismo xé le montagne russe de l’inteleto’. Viviamo nella dittatura dell’approssimazione".
 

Lei ha scandagliato il mondo delle false citazioni. Il suo libro 'Chi (non) l’ha detto' è appena uscito per le edizioni Marsilio. Che idea s’è fatto? Colpa del livellamento culturale o della società liquida?
"Di Internet, che ha dato libertà di parola a chi non aveva nulla da dire. Non avendo nulla da dire, la maggioranza parla per sentito dire".
 

Quali le citazioni sbagliate più clamorose?
"Ho indegnamente occupato per circa tre anni l’ufficio che fu del più grande giornalista italiano, Indro Montanelli, e sono rimasto sconvolto nello scoprire che egli non scrisse mai la famosa frase ‘Turatevi il naso ma votate Dc’. Persino io credevo d’averla letta. Ho controllato tutti i suoi editoriali pubblicati alla vigilia delle elezioni del 1976: niente. La cosa più strabiliante è che nella tesi di laurea di uno storico uscito dall’Università di Bologna vengono riportati addirittura titolo, data e fonte, Il Giornale. Invece la frase era di Gaetano Salvemini. Un anziano collega, Giorgio Vecchiato, sostiene che fu rubata nientemeno che ad Adolf Hitler".
 

Ci fidiamo di ogni attribuzione senza verifiche?
"Più o meno. Ce ne manca il tempo. Ho calcolato che il giornale su cui scrivo va in edicola ogni mattina con circa 480 mila battute di testo, più di un terzo dei Promessi sposi. Tempo di lettura richiesto: 625 minuti, pari a circa 10 ore e mezza. Troppa roba".
 

La competenza e l’autorevolezza non sono più riconosciute come valore?
"Nell’introduzione di 'Chi (non) l’ha detto' scrivo che in Italia abbiamo certificazioni di qualità per qualsiasi prodotto commestibile: la Dop, la Doc, la Docg. Ma per le parole, che sono il nutrimento dello spirito, ci manca una Docg di categoria superiore: la dichiarazione di origine citazione garantita".
 

Ne sono 'vittime' anche i giornalisti?
"Soprattutto i giornalisti. Insieme con i politici. Memorabili le figuracce in Parlamento quando c’è di mezzo il latino. Il Simul stabunt vel simul cadent, insieme staranno oppure insieme cadranno, diventa simul cadunt. Ci sono caduti Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Ciriaco De Mita, Claudio Martelli. Pio XI si sarà rivoltato nella tomba".
 

Come ci si può difendere?
"Evitando di scrivere o riferire citazioni altisonanti ma fasulle. Basta cercare con cura i riscontri, se proprio si vuole usarle. Persino il ministero dei Beni culturali ha pubblicato nel suo sito un invito, 'In piedi signori, davanti a una donna!', che William Shakespeare mai si sognò di formulare. Lo stesso hanno fatto, se può consolarci, Roby Facchinetti dei Pooh, l’Automobile club, una mezza dozzina di Comuni e persino la Conferenza episcopale italiana. Vorrei facilitare tutti costoro informandoli che Gesù Cristo non disse mai ‘Lazzaro, alzati e cammina!’, che Galileo Galilei non esclamò ‘Eppur si muove!’, che l’adagio ‘A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina’ non è di Giulio Andreotti e che l’esclamazione ‘Elementare, Watson!’ non è mai uscita dalla bocca di Sherlock Holmes né dalla penna di Arthur Conan Doyle".