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28 mag 2022

L’Occidente si divide sulla trattativa Salvini: vado a Mosca. Gelo di Draghi

Resistenti e realisti si confrontano. Ma Kiev non è disponible a concessioni territoriali in cambio della pace

28 mag 2022
Un militare ucraino dell’Unità speciale di sminamento, a Borodyanka vicino a Kiev
Un militare ucraino dell’Unità speciale di sminamento, a Borodyanka vicino a Kiev
Un militare ucraino dell’Unità speciale di sminamento, a Borodyanka vicino a Kiev
Un militare ucraino dell’Unità speciale di sminamento, a Borodyanka vicino a Kiev
Un militare ucraino dell’Unità speciale di sminamento, a Borodyanka vicino a Kiev
Un militare ucraino dell’Unità speciale di sminamento, a Borodyanka vicino a Kiev

Resistenza o realismo? Dopo tre mesi di guerra e perdite pesantissime, dopo esser stata sconfitta a Kiev e aver rinunciato al cambio di governo a Kiev ed essersi ritirata da tutto il nord del paese, la Russia ora avanza lentamente ma progressivamente e si appresta a mettere sotto assedio Severodonetsk e Lysychansk, gli ultimi due centri dell’oblast di Lungask in mano a Kiev, per passare poi a quello di Donetsk, a partire da Slaviansk.

Kiev intuisce il piano di Mosca, e lo rigetta. "La Russia – osserva Olexeiy Arestovic, consigliere capo di Zelensky – sarà pronta ad accettare una tregua se le sue truppe cattureranno completamente il Donbass e continueranno a mantenere ciò che hanno nell’Ucraina meridionale. Allora molto probabilmente Putin dirà: abbiamo catturato tutto ciò che volevamo, siamo pronti per parlare. Ma per la tregua i russi devono ritirarsi alle posizioni pre 24 febbraio". Il che per Mosca significa guerra ad oltranza. L’Occidente è pronto a una prospettiva del genere? Gli Stati Uniti sostengono la linea dura (anche se pure lì qualche voce “realista“ inizia a manifestarsi), hanno promesso l’invio dei lanciarazzi multipli Mlrs e rinviano sine die il tema trattative: Putin, ribadisce Washington, deve essere sconfitto. Così anche la Gran Bretagna, i paesi baltici, la Polonia, la Slovacchia. Ma non tutti la pensano così nell’Occidente che pure arma l’Ucraina per consentirle di difendersi dall’invasione russa. La Germania con Scholz ribadisce che "Putin deve essere sconfitto" ma è cauta sull’invio di armi e sulle sanzioni al gas, Francia e Italia sono ancora più dialoganti, e sono favorevoli ad una trattativa anche senza tornare alla situazione pre 24 febbraio. In prima fila in Italia il partito storcamente più amico di Putin, la Lega di Salvini, che, dicono i suoi, "potrebbe recarsi a Mosca nei prossimi giorni per far tornare le parti in conflitto al tavolo dei negoziati". Alla freddezza del governo, la Lega replica: "Al momento è una eventualità, se diventerà concreta, Salvini informerà il premier Draghi". Sferzante Letta, leader Pd: "Iniziativa strampalata e propagandistica, Salvini va dove lo porta il cuore".

Con ogni probabilità l’UE attenderà per vedere se le forze russe completeranno la conquista del Donbass e a quel punto, se ce la faranno, appellandosi al fatto che Putin, conquistato il Donbass, potrebbe continuare la guerra verso Zhaporizia e Dnipropetrovsk se non, a occidente, fino ad Odessa, potrebbe suggerire a Kiev di trattare e di riconoscere di fatto (ma non di diritto) la Crimea alla Russia e l’indipendenza delle repubbliche del Donbass per avere in cambio la restituzione di tutto l’oblast di Kharkiv e del corridoio tra la Crimea e Donbass.

Il tentativo italiano di avviare un percorso negoziale è finito prima ancora di cominciare e Russia e Ucraina si rimpallano la responsabilità di colloqui congelati. "L’Ucraina – ha detto ieri Zelensky – non è ansiosa di parlare con la Russia di Putin, ma deve affrontare la realtà e sa che sarà necessario per porre fine alla guerra".

Alessandro Farruggia

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