La censura della Cina oscura lo scandalo #MeToo. A poche ore dalla denuncia della star del tennis Peng Shuai, che aveva accusato sui social network di molestie sessuali l’ex vicepremier Zhang Gaoli, per mettere a tacere il caso si è alzata la cosiddetta ‘Grande muraglia digitale’, il sistema di filtri del governo che impedisce o limita l’accesso ai siti sgraditi a Pechino. Nel web cinese è stato bloccato ogni riferimento al post dell’atleta, che però nel frattempo era stato visualizzato e commentato da decine di migliaia di utenti, superando i confini del Paese. Intanto, dopo 16 mesi di sciopero della fame contro il suo arresto, seguito alle denunce sulla cattiva gestione della pandemia in Cina, sembra ora appesa a un filo la vita dell’attivista e blogger Zhang Zhan. In un post su Twitter, il fratello Zhang Ju ha lanciato il disperato allarme. E sempre più preoccupanti sono le notizie sulle sue condizioni di salute che giungono dal carcere di Shangai, dove la giornalista ed ex avvocata 38enne è rinchiusa per una condanna a 4 anni in un processo durato solo tre ore e definito da Amnesty International una farsa.