Influenza H1N1, perché si dice “suina”. Bassetti: “I morti? Campagna di vaccinazioni disastrosa”

Dopo i due decessi avvenuti a Vicenza in poche ore i medici rilanciano l’appello a immunizzarsi

Vicenza, 10 gennaio 2024 – Due uomini sono morti in pochi giorni a Vicenza per le conseguenze del virus A H1N1. Si era parlato inizialmente di contagi della cosiddetta “influenza suina”, ma la direzione Sanità della Regione Veneto, con una nota della dirigente Francesca Russo, ha chiarito come sia sbagliato accomunare questa variante alla 'v' dell'H1N1 (la suina). "Si tratta - sottolinea Russo – del virus influenzale che circola in modo diffuso in tutte le stagioni influenzali dal 2009. Chiamarlo virus da influenza suina è un retaggio mediatico che fa pensare a un virus non stagionale”. Retaggio che ha origine 14 anni fa quando il virus H1N1 pdm09 (Pandemic disease Mexico 2009) venne ribattezzato appunto “suina”. 

L'influenza H1N1 colpisce soprattutto bambini e anziani
L'influenza H1N1 colpisce soprattutto bambini e anziani

Influenza, i morti di Vicenza

A Vicenza infatti un primo paziente, un 55enne, era deceduto nella giornata di domenica 7 gennaio; ieri, per la stessa malattia, è morto un paziente di 47 anni, che da giorni era un condizioni disperate. Altri tre pazienti, tra cui una donna, gravissima, sono ricoverati in terapia intensiva per le complicanze della patologia, come la polmonite intestiziale.

Le vaccinazioni

Per questo l’Asl di Vicenza ha lanciato un appello a vaccinarsi quanto prima. Il virus, che si contrae come un'influenza, può essere evitato con il vaccino antinfluenzale diffuso in questa stagione.

Perché si chiama suina

"L'influenza H1N1 è quella che ha circolato più frequentemente in Italia quest'anno, si chiama 'suina' perché nel 2009 ci fu una pandemia con numerosi casi e diversi morti nel mondo. E' una forma di influenza A che conosciamo bene e ogni anno ci sono dei decessi”, ha detto Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive ospedale San Martino di Genova.

Bassetti: “Campagna vaccinale disastrosa”

Nulla di nuovo all'orizzonte, purtroppo abbiamo vaccinato poco quest'anno. La campagna vaccinale è stata disastrosa e questi sono i risultati, insieme ad una bassissima copertura per il Covid. Sappiamo che i vaccini evitano le forme gravi dell'influenza, purtroppo quando ci sono queste forme così virulente che colpiscono anche soggetti giovani ci si ricorda dell'importanza dei vaccini", aggiunge Bassetti commentando i due decessi in poche ore all'ospedale di Vicenza positivi al virus influenzale H1N1.

Andreoni: “Chi rischia di più”

I due decessi per l'influenza H1N1 all'ospedale di Vicenza "ci ricordano quella che è la storia dell'influenza, che nel 95% dei casi non è una malattia grave dalle conseguenze letali ma c'è un percentuale della popolazione che invece rischia di più. Abbiamo detto sempre i fragili, gli anziani e gli immunodepressi, ma raramente può essere letale anche per i più giovani e sani. Oggi l'80% dei casi diinfluenza in Italia è proprio H1N1 e non abbiamo, purtroppo, vaccinato bene". Così all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana delle malattie infettive e tropicali. Proprio l'importanza delle vaccinazioni è rimarcata da Andreoni. "C'è ancora tempo per farle, vediamo proprio da questi casi di cronaca quanto possa essere determinante essere immunizzati".

Pregliasco: “Dai record, serve chiamata attiva”

"Dati alla mano, a livello nazionale stiamo registrando una fortissima pressione su tutti i Ps e i ricoveri dovuti alle complicanze dell'influenza stanno aumentando in tutta Italia. I pazienti più a rischio sono gli anziani e i fragili, ma anche le persone giovani possono essere ricoverate per l'insorgenza di complicazioni”, sottolinea Fabrizio Pregliasco, direttore scientifico di Osservatorio Influenza, Direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell'Università degli studi di Milano e Direttore sanitario d'azienda dell'IRCCS ospedale Galeazzi Sant'Ambrogio di Milano.

L'imperativo per le istituzioni e la sanità pubblica, sottolineano gli esperti, è quindi quello di realizzare iniziative atte a promuovere maggiormente la vaccinazione antinfluenzale e aumentare le coperture vaccinali a livello nazionale. "Una strategia è senza dubbio quella di promuovere la chiamata attiva dei soggetti candidabili alla vaccinazione, con il coinvolgimento e l'impegno dei medici di medicina generale ma anche di farmacisti, specialisti, infermieri e associazioni pazienti. La chiamata attiva alla vaccinazione rappresenta infatti una delle azioni più efficaci per ottenere adeguati livelli di adesione, come dimostra il fatto che laddove esiste una chiamata attiva strutturata i livelli di copertura sono molto più alti. Questo perché in tal modo si ha la possibilità di arrivare più vicini al paziente e di far sì che i soggetti esitanti o che non vedono nella vaccinazione antinfluenzale una priorità riescano a comprenderne l'efficacia e la sicurezza, traendo così vantaggio da questa vaccinazione per una patologia che non è assolutamente banale”.

L’allarme del Nursing

"Fino a 4 milioni di chiamate al giorno ai medici di base. Centinaia di telefonate giornaliere anche al 118, accessi in massa ai pronto soccorsi, con picchi di afflussi che superano anche i 200 pazienti al giorno. Ospedali in ginocchio da Nord a Sud, in particolare in Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Toscana e Sicilia: sono queste le realtà sanitarie che vivono le emergenze più gravi". Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up

Il picco

Con oltre un milione di casi nella settimana dal 25 al 31 dicembre e oltre 6,7 mln dall'inizio della sorveglianza, l'influenza viaggia verso il picco stagionale con il suo carico di raffreddori, febbre, dolori e acciacchi di vario tipo.

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Il contagio

Per l'influenza la sua durata media è di due giorni ed è quel tempo che trascorre tra il momento della comparsa dei primi sintomi e il precedente momento del contagio generalmente procurato da goccioline di saliva che il soggetto contagiante può spargere nell'ambiente con gli starnuti, con i colpi di tosse, ma anche attraverso contatti interumani ravvicinati", dice l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione per la Medicina personalizzata.

I sintomi

"Brividi e febbre che aumenta repentinamente, fino a portarsi anche oltre i 39°C. Mal di gola e disfonia, con voce rauca e possibile impedimento nel deglutire – prosegue Minelli –. Dolori assortiti di tipo articolare e muscolare, diffusi praticamente ovunque. Spossatezza invalidante, tale da farti sentire senza forze. Tosse secca, abbaiante, talvolta soffocante, con fastidioso prurito tra gola e naso che gocciola come un rubinetto. Bruciore agli occhi e lacrimazione. Mal di testa associato a senso di testa vuota, sonno disturbato, perdita di appetito, turbe dell'umore. Disagi intestinali con nausea, turbe digestive, frequentemente crampi addominali, diarrea, emorroidi”, spiega l’immunologo.

Il decorso

"Generalmente la manifestazione acuta dell'influenza si autolimita, nel senso che si spegne da sola nell'arco temporale di qualche giorno (mediamente meno di una settimana), semmai lasciando strascichi come tosse di varia intensità e sensazione di precaria forma fisica, perduranti anche per alcune settimane – ricorda Minelli –. Tuttavia, i tempi di risoluzione dell'infezione respiratoria causata dalla sindrome influenzale sono suscettibili di ampie fluttuazioni dipendenti, oltre che dalla tipologia degli agenti responsabile dell'infezione, anche e soprattutto dall'età della persona colpita, dalle sue complessive condizioni di salute, dai livelli di efficienza del suo sistema immunitario e, dunque, dalla capacità di quest'ultimo di svolgere, se adeguatamente addestrato, un'efficace azione protettiva".

Le complicanze

Sono tuttavia le complicanze (come ad esempio le polmoniti) che possono rendere la malattia grave (soprattutto nei soggetti deboli) fino a causare ricovero se non addirittura il decesso.