Sabato 22 Giugno 2024
SIMONA BALLATORE
Cronaca

Il maestro Chailly "Bene l’opera russa Il pubblico ha capito: è la tragedia dell’uomo"

Superate le critiche di prima della rappresentazione di ‘Boris Godunov’ "Questa musica è di un’altezza tale che ci sconvolge ogni volta. Non aveva senso cambiare. L’arte ha un suo percorso indipendente"

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di Simona Ballatore

e Giulia Bonezzi

"Il pubblico ha capito: c’è stato un senso di partecipazione collettiva molto forte. Stiamo vivendo un momento complicatissimo, siamo tutti spettatori di una tragedia iniziata il 24 febbraio". Il maestro Riccardo Chailly ha sempre difeso l’opera ‘Boris Godunov’ di Modest Musorgskij. E alle polemiche - con le richieste di un cambio di programma per la Prima scaligera - ha risposto facendo “parlare“ il libretto. "Questa musica racconta una tragedia umana spaventosa e realmente accaduta e la musica è di un’altezza tale che ci sconvolge ogni volta che la eseguiamo - racconta a sipario chiuso -. Siamo tutti profondamente commossi da questa grandezza. Sono felice di avere concluso con Ildar Abdrazakov questo progetto, di cui parlammo quando abbiamo cominciato a provare l’Attila nel 2018". In tempi non sospetti, quando l’invasione russa dell’Ucraina era ancora lontana dalle cronache.

Le contestazioni si sono fermate sulla soglia del Piermarini. "La cosa bellissima oggi è capire la grandezza dell’autore – dice forte Chailly -. Nel 1869 scriveva un capolavoro troppo nuovo, troppo rivoluzionario nel linguaggio per essere compreso allora". Ma ieri il pubblico "ha capito" e Chailly porta la prova: non i 13 minuti di applausi, né i fiori lanciati sul palco, ma "il silenzio": "La reazione è stata bellissima. Negli ultimi minuti non c’è stato che il silenzio, assoluto. Solo dopo un progressivo scaldarsi, e alla fine è bello sentire anche gridare. È un po’ come con Tristano e Isotta di Wagner, è musica che tocca vertici talmente alti che ha bisogno del silenzio". Non era scontata, sottolinea il direttore, la "partecipazione del pubblico" sfidato da un’opera in russo: "Questa versione, nella sua originaria struttura, è la prima volta che arriva al Piermarini – aggiunge –. Ricordo quando Abbado ha avuto il coraggio nel ‘79 di portare questo titolo, nell’orchestrazione originale; lui però nella versione del ‘72". Mai un ripensamento in questi quattro anni: "Abbiamo creduto in questo Boris Godunov - ribadisce Chailly -. L’arte è indipendente da tutto ed è giusto così, ha un suo percorso e rimane nel tempo. Questo capolavoro, bistrattato quando è nato, adesso è una delle opere più amate nel mondo. È patrimonio dell’umanità". E l’impresa compiuta davanti a un palco reale così affollato apre uno spiraglio "in un momento in cui l’Italia deve stringere - auspica Chailly –, un momento di così particolare difficoltà necessita un’intesa".

Il regista, Kasper Holten, va al sodo: "Abbiamo cercato di fare del nostro meglio per raccontare una storia e se il pubblico ne è stato toccato è il massimo che possiamo chiedere. È un’opera sul cinismo del potere, sulle vittime degli uomini che lo cercano a qualunque prezzo. Volevamo tirar fuori questo e renderlo ancora più toccante, rilevante per noi oggi. Spero che il pubblico abbia sentito il dolore di quest’opera, non solo la passione". Perché "è un promemoria: dove c’è la lotta per il potere c’è il linguaggio del sangue". Il successo - non scontato - c’è stato anche davanti alla tivù nonostante i due milioni e 856 mila spettatori della Tosca del 2019 siano lontani: avere tenuto incollate 1.495.000 persone con il 9.1 di share - e 1.870.000 (17.4 di share) con “Aspettando Boris Godunov” – è "un risultato tanto più importante considerato che l’opera di Musorgskij non è conosciuta da tutti ed è cantata in russo", sottolineano il sovrintendente della Scala Dominique Meyer e l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes. Della Prima scaligera parlano anche i media russi, citando (per metà) pure Ursula von der Leyen: "Penso che i compositori russi come Musorgskij o Cajkovskij siano fantastici", aveva detto. Ma la presidente europea aveva proseguito: "Non dovremmo permettere che Putin distrugga questo fantastico Paese". Questo finale oltrecortina è stato tagliato sul più bello.