Lunedì 20 Maggio 2024
RITA BARTOLOMEI
Cronaca

Zanzare e malaria, ma in Italia c’è pericolo? Il parere di Lopalco

Il docente di Igiene all'università del Salento dopo il ritrovamento della zanzara Anopheles sacharovi in Puglia. “Le condizioni per la ripartenza della malattia sono difficili ma occorre vigilare”

Bari, 29 aprile 2024 – Professor Pier Luigi Lopalco, dobbiamo temere il ritorno della malaria in Italia? In Puglia è stata appena ritrovata la zanzara 'Anopheles sacharovi', dopo 50 anni.

"La presenza della zanzara della malaria non significa che ci sia il rischio della reintroduzione di questa malattia. Ma sicuramente è un segnale da tenere sotto controllo perché certe specie non si diffondano in modo incontrollato”.

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Rischio malaria in Italia, cosa c’è da sapere

La malaria in Italia è stata debellata nel 1970. Ma a quali condizioni il rischio può diventare concreto? “Intanto ci devono essere molte zanzare, non basta averle concentrate in una piccola zona – ragiona il docente di Igiene all'università del Salento -. Ma soprattutto ci dev’essere un numero importante di persone che ha nel sangue il plasmodium, insomma il parassita che provoca la malattia".

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"Condizioni difficili da realizzare”

Quindi non basta la presenza di persone in arrivo da paesi dove la malaria è endemica per avere un rischio concreto. “Le condizioni per il ritorno della malaria sono difficili da realizzare – conferma Lopalco -. Dobbiamo però preoccuparci del cambiamento climatico. Perché il ritorno dell’Anophelese è sicuramente legato anche a questo”.

La sorveglianza sulle zanzare e le specie a rischio

"Il problema – sottolinea il professore – è l’assenza di inverni rigidi. la zanzara della malaria è sicuramente arrivata con i viaggi, come capita sempre”. E’ successo così, ad esempio, per l’Aedes albopictus, portata dalle navi. La zanzara tigre è vettore della Dengue, ma più competente e quindi pericolosa per questa malattia è la Aedes Aegypti. La sorveglianza in Italia finora ha escluso la sua presenza “ma sicuramente può arrivare perché nel corso degli anni le zone si sono estese”, osserva Loplaco.

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