Il Festival dei record. Ritmo, cuore, energia. Il sorpasso di Angelina nel nome di papà Mango

La giovanissima interprete batte anche il fenomeno Geolier. Edizione con ascolti mai così alti: Amadeus V chiude in bellezza.

Sanremo, 11 febbraio 2024 – Nel Sanremo dei record vince Angelina Mango, 22 anni, figlia del cantautore Pino morto nel 2014, davanti a Geolier, Annalisa, Ghali e Irama. Record di tutto: di ascolti innanzitutto (venerdì si è sfiorato il 68%), poi di canzoni (mai in gara trenta brani), record di durata (mai si era finito alle 2 di notte per tutte le serate, con l’appendice di Fiorello fino alle 3), record di voti. Un Sanremo elefantiaco, straripante, che ha dilagato su tutta Sanremo per una settimana (da non dimenticare il palco dal vivo in piazza Colombo), un corpaccione gigantesco che è riuscito a inglobare tutto, anche le polemiche che si sono puntualmente rivelate. Quando una trasmissione viene seguita da 12 milioni di spettatori, è inevitabile che succeda. È stato più furbo John Travolta ad approfittarne o la Rai grulla ad abboccare all’amo? "Sono da queste parti, vengo a trovarvi", avrebbe detto Travolta. E la Rai l’ha accolto a braccia aperte, per un rimborso spese "basso, molto basso" (parole di Marcello Ciannamea, direttore Intrattenimento). Nessuno si è chiesto perché diavolo un attore americano di prima grandezza ci tenesse tanto a venire gratis a ballare il quaqua?

Angelina Mango vince il Festival di Sanremo (Ansa)
Angelina Mango vince il Festival di Sanremo (Ansa)

E poi la grande saga degli allevatori, vengono non vengono, Amadeus li accoglierebbe a braccia aperte, ma come si fa, sono tanti, ognuno con la sua protesta, poi miracolosamente un comunicato unico si è trovato, ma è stato tagliuzzato e letto dopo mezzanotte, il metodo Zelensky adottato l’anno scorso: se hai una patata bollente, sbucciala il più tardi possibile.

Amadeus, che dire? Nel pentolone ha cacciato rap, melodica, rock, i Ricchi e Poveri e Ghali, Annalisa e Big Mama, belli, brutti, grassi (si può dire grassi?) e magri, alti e bassi, neri e bianchi, un tramezzino a dodici strati che è piaciuto a tutti. Ha avuto ragione lui: mai Sanremo ha avuto tanti spettatori giovani, la comparsata degli attori di Mare Fuori ha aiutato, così come Gianni Morandi ha tenuto svegli gli ultrasessantenni.

Il pianeta Amadeus non conosce frontiere né discriminazioni: sono tutti belli, bravi e buoni, tutti magnifici e fantastici, il vocabolario italiano alza le mani davanti allo sterminio di superlativi del conduttore.

E anche i fischi per Geolier vincitore della quarta serata, fischi criticati con disappunto da Amadeus, col ditino alzato: "Una scena che non mi è piaciuta" (e che è stata replicata ieri all’annuncio della classifica totale). Ma, santiddio, a teatro si è sempre fischiato, si fischia anche alla Scala, Katia Ricciarelli venne sommersa da un coro di buuu, e all’Ariston non si può?

Il Festival è una melassa vischiosa che tutto assorbe, addormenta, narcotizza (salvo svegliarsi un anno dopo con una multa di 170mila euro per pubblicità occulta). Senza dimenticare la valanga di ospiti venuti a toccare tana e poi scappare via, da Pecco Bagnaia a Carolina Kostner (anche lei con la sua brava maglietta da promozione), Claudio Gioè, Alberto di Monaco, Roberto Bolle con il classico Bolero (il Bollero di Ravel, mi suggeriscono), Gigliola Cinquetti con gli occhi lucidi, fosse per Amadeus lui aprirebbe l’elenco telefonico (se esistesse ancora) e inviterebbe tutti i 59 milioni di italiani.

L’unico a salvarsi con felice preveggenza è stato Jannik Sinner, saggiamente imbucato a Montecarlo. L’anno prossimo si vedrà, sarà dura per chiunque (sempre Fiorello al figlio di Amadeus: "L’anno prossimo ti tocca andare a scuola"). Dov’è la vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Ama Iddio la creò.