Viviana Ponchia Lei non ne può più di trovarselo sotto casa, al bar, sull’autobus. È stanca di complimenti e saluti confidenziali. Lui insiste per 18 mesi e finisce sotto processo. Alla fine la Cassazione non lascia dubbi: il corteggiamento "petulante" , è reato di molestia e disturbo alla persona,...

Viviana

Ponchia

Lei non ne può più di trovarselo sotto casa, al bar, sull’autobus. È stanca di complimenti e saluti confidenziali. Lui insiste per 18 mesi e finisce sotto processo. Alla fine la Cassazione non lascia dubbi: il corteggiamento "petulante" , è reato di molestia e disturbo alla persona, quasi ai confini con lo stalking. Era ora. Demolita in un attimo l’idea che il "no" della donna sia socialmente obbligato ma nasconda chissà quanti "sì". E che l’uomo si debba ritenere autorizzato a perseverare malgrado i due di picche. La vera parità di genere si misura su sentenze come questa. Anziché tormentarsi con il femminile di medico e direttore, è più utile domandarsi come mai respingere uno spasimante sia ancora considerato contro natura. Perché una poveretta alla quale in teoria basterebbe dire "non sono interessata" è costretta a dribblare il cascamorto inventandosi un fidanzato o numeri di telefono inesistenti?

Quanto pesa la storia potente di reticenza su cui le signore d’antan fondavano la propria rispettabilità? Il mancato femminile di avvocato fa meno danni di questo clichè: anche se lo desidera, la brava ragazza deve respingere l’approccio (e se possibile arrossire). Così l’altro, inconsciamente sintonizzato sulla stessa frequenza, capisce che ci sta. Di qui frustrazioni, ambiguità, imbarazzi. Nessuna donna dovrebbe avere bisogno di una scusa per negarsi. E nessun uomo credere che siccome lei ha avuto un attimo di esitazione prima di buttare i fiori nel cassonetto, poi andrà a riprenderli.