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19 giu 2022

I paracadutisti a caccia del record Due morti dopo lo scontro in volo

In 36 stavano provando a disegnare in cielo una stella. Poi l’incidente a 100 metri dal suolo

19 giu 2022
gianpaolo annese
Cronaca

di Gianpaolo Annese

Forse un cielo eccessivamente trafficato, con 36 vele che scendono in contemporanea. Oppure, chissà, deve essere stato il sole basso del mattino a disturbare la visuale. Fatto sta che nessuno sa spiegare al momento le ragioni dell’incidente accaduto ieri al Campovolo di Reggio Emilia: due paracadutisti si sono scontrati in volo (le vele si sono intrecciate e sono collassate) finendo schiantati a terra da un’altezza stimata tra i 50 e i 100 metri. A perdere la vita il 54enne Fabrizio Del Giudice, torinese, e il 35enne Gabriele Grossi di Viareggio.

Entrambi avevano partecipato al tentativo di formare ’una stella a tanti elementi’ in aria con gli altri colleghi e battere il record per Reggio: al termine del volo in caduta libera e dopo aver aperto i paracadute, regolarmente funzionanti, sono entrati accidentalmente in collisione. Le vele a quel punto hanno ceduto e l’impatto al suolo è stato inevitabile e fatale. Sul posto è giunta l’automedica e l’ambulanza del 118, l’elisoccorso che poi è andato via senza caricare nessuno purtroppo. I sanitari si sono prodigati per salvare i due paracadutisti, hanno insistito con i massaggi cardiaci per metà mattinata, ma non c’è stato verso. La procura di Reggio ha aperto un’inchiesta.

Ieri Del Giudice e Grossi erano tra i protagonisti del Boogie, un modalità di raduno tipica dei paracadutisti che da tutta Italia e anche dall’estero, in oltre 300, sono convenuti al Campovolo, alla Bfu, la Body Fly University. A organizzare l’evento l’Aeroclub di Pisa: proprio Fabrizio si è occupato dei preparativi. Per l’occasione avevano noleggiato un aereo particolare, un bimotore Skyvan, che trasporta ed è in grado di lanciare 25 persone alla volta contemporaneamente, molto capiente. Tra i paracadutisti che hanno partecipato al lancio delle 8.30, quello fatale per i due uomini, c’è sgomento: "L’idea era di provare a formare una stella a tanti elementi – spiegano –. Questo però non c’entra nulla con l’incidente, il tentativo, peraltro non riuscito, è avvenuto a 4mila metri di altezza. Dopodiché c’è stato il momento della ‘separazione’, in cui ognuno apre il paracadute e scende per conto proprio".

Il tragico episodio è accaduto a un centinaio di metri da terra: "Probabilmente uno dei due ha fatto una virata che fa rapidamente perdere quota e incrementa la velocità. In quei casi il paracadute è aperto bene, ma se una vela entra nell’altra entrambe possono collassare".

Il primo a soccorrere Del Giudice è stato l’istruttore Giuseppe Lauriola: "Ho guardato Fabrizio negli occhi pochi secondi dopo l’impatto, gli ho praticato il massaggio cardiaco fino a quando c’è stata speranza. Era un istruttore di paracadutismo molto esperto. Ricordo che abbiamo fatto attività in Libano insieme per un mese. Una persona molto attiva, disponibile, e con un amore folle per sua figlia". Distrutto anche Fabrizio Grossi, padre di Gabriele: "Amava il suo lavoro. Con lui centinaia di persone hanno realizzato il sogno di lanciarsi". Anche nel privato, era felice. E innamorato: "Proprio oggi – sussurra il padre – ho scoperto che avrebbe voluto chiedere la mano a Cecilia (ieri mattina era lì al momento dell’incidente ndr)".

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