Mercoledì 24 Aprile 2024

Ha ucciso il padre violento. La 18enne non va in cella

Asti, domiciliari in comunità col braccialetto elettronico. Continuerà a studiare

Ha ucciso il padre violento. La 18enne non va in cella

Ha ucciso il padre violento. La 18enne non va in cella

Makka Sulaev, 18enne accusata di aver ucciso a coltellate il padre Akhyad giovedì scorso durante un litigio in casa, a Nizza Monferrato (provincia di Asti), non andrà in carcere ma potrà continuare a distanza a studiare. Neanche il fermo è stato convalidato, per motivo tecnici. Così ha deciso il giudice per le indagini preliminari Riccardo Ghio, al termine dell’udienza di convalida, respingendo la richiesta del pubblico ministero Andrea Trucano. La ragazza, assistita dall’avvocato Massimiliano Sfolcioli, nell’udienza che si è tenuta ieri mattina al tribunale di Alessandria, ha ricostruito per oltre un’ora le fasi della lite con il papà.

Ha spiegato i motivi dello scontro e le dinamiche che hanno portato all’omicidio. "Ho afferrato il coltello e l’ho colpito", ha detto. Poi ha aggiunto: "Per tutta la giornata di giovedì mio padre ha minacciato mia madre anche pesantemente, di morte. Così quando è rientrato a casa si è buttato addosso a lei e ha cercato di strangolarla. Tutti noi, i miei fratelli e la ragazza che stava facendo ripetizione a loro, abbiamo cercato di fermarlo L’ho preso a pugni. Lui mi ha aggredito e così io ho afferrato il coltello e mi sono difesa".

Questa è stata la ricostruzione di quella giornata di violenza, l’ennesima. Scaturita dal fatto che l’uomo si era licenziato dal ristorante dove lavorava da alcuni mesi come lavapiatti. "Non è mai riuscito a mantenersi un lavoro" aveva raccontato la madre ai carabinieri.

Il suo legale aveva chiesto una custodia attenuata, nella comunità dove è stata accolta in questi giorni dopo il fermo. "Il giudice ha compreso che non c’era alcun motivo per mandarla in carcere. Vista la particolarità del caso non c’è un pericolo né di fuga né di commettere un altro reato del genere. In caso contrario si sarebbe aggiunta altra sofferenza" afferma il legale. Il giudice per le indagini preliminari nel dispositivo ha però deciso escludendo implicitamente l’ipotesi di legittima difesa, dicendo sì al braccialetto elettronico.

La ragazza – indagata per omicidio volontario aggravato – è arrivata in tribunale in jeans e velo nero, scortata dai carabinieri. Ha chiesto due bottiglie d’acqua e ha pianto, ascoltando le parole del giudice. Uscendo ha accennato un sorriso dimesso al suo legale: "Grazie". Makka ha chiesto di poter avere i suoi libri di scuola per continuare a studiare. Intanto è stata disposta l’autopsia sulla salma del padre; solo dopo il nulla osta del magistrato, ragionevolmente entro la fine della settimana, potranno tenersi i funerali.