5 mag 2020

Il parto al tempo del Coronavirus: "Ma niente paura"

La nostra giornalista al settimo mese di gravidanza intervista la presidente delle ostetriche: "Criticità, però le donne non sono sole"

silvia minelli
Cronaca
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In Italia nel 2019 ci sono state solo 435mila nascite, ogni donna ha in media 1,29 figli

Bologna, 5 maggio 2020 - Il mondo festeggia chi fa nascere la vita. Dagli Stati Uniti all’Italia, in più di cinquanta nazioni oggi si celebra la ’Giornata internazionale delle ostetriche’, sorta nel 1991. Quest’anno l’Organizzazione mondiale della sanità ha voluto dedicare proprio il 2020 a queste preziose professioniste e alle infermiere. "Queste due professioni sanitarie – si legge in una nota dell’Oms – hanno un valore inestimabile per la salute delle persone di tutto il mondo. Senza infermieri e ostetriche non si raggiungerebbero gli obiettivi di sviluppo sostenibile o la copertura sanitaria universale". Nel nostro Paese si calcolano 21mila ostetriche che continuano il loro servizio anche in piena emergenza sanitaria. Si tratta di figure altamente specializzate che in questo momento delicato per la salute pubblica si sentono poco tutelate e chiedono maggiore attenzione alle istituzioni.

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La prima gravidanza era stata serena. E sognavo di rivivere quell’esperienza. Invece, questo maledetto virus ha rovinato tutto. Lasciando un angosciante punto interrogativo su cosa accadrà all’inizio di agosto, quando la mia bimba verrà al mondo.
Dottoressa, sono incinta al settimo mese. Il mio parto sarà ancora blindato e il mio compagno vedrà sua figlia nascere in streaming?
"Le linee guida che ci vengono fornite, a partire dall’Oms, sono aggiornate ogni 10 giorni – spiega l’ostetrica Nadia Rovelli, presidente dell’Ordine della professione di ostetrica di Bergamo, Cremona, Lodi, Milano, Monza Brianza –. Stabiliscono che ogni donna ha diritto di essere accompagnata dal compagno o da chi sceglie di avere al suo fianco. In alcuni ospedali sono emerse criticità che hanno determinato mancanza di servizi, come la carenza di personale ostetrico. E in molte province il marito non è ammesso in sala parto. Ma il principio è che la donna non sia sola e anche se il compagno è positivo, la gestante può essere accompagnata da un’altra persona".
Potrò partorire in qualunque punto nascita?
"La donna è libera di scegliere".
E se sono positiva o sospetto di esserlo?
"A tutte le donne e ai loro compagni viene fatto un triage. Le aziende ospedaliere hanno individuato ospedali dove vengono ricoverate le donne con sospette infezioni, viene garantita assistenza specifica, con luoghi adatti per garantire l’isolamento e ostetriche dedicate. Noi abbiamo punti nascita della Lombardia che fanno entrare i compagni di donne infette".
In questo contesto affronterò il parto e le settimane successive con grande ansia.
"È così per tutte le donne incinte. Nel call center lombardo riceviamo centinaia di telefonate da parte di future mamme terrorizzate. Con l’emergenza, i progetti di salvaguardia della salute emotiva e mentale della donna sono decaduti. In tante si sono trovate disorientate, con un incremento di ansia e paura. Molte donne devono fare i conti anche con disagi economici, che creano maggior difficoltà nell’accesso alle cure. A questi si è aggiunto l’isolamento parentale".
Ci sono stati casi difficili dovuti all'‘isolamento’ delle future mamme?
"Molte hanno partorito in casa involontariamente senza assistenza ostetrica, perché hanno rimandato il momento di recarsi in ospedale, o non hanno ricevuto counseling informativo. Sono aumentati anche i parti a domicilio con ostetriche in libera professione".
Ci sarà un crollo nelle gravidanze pianificate?
"Non credo che assisteremo a un crollo delle nascite. Tutt’altro. Registriamo un aumento di gravidanze non pianificate a causa della difficoltà ad accedere ai contraccettivi o della convivenza forzata dovuta dalla quarantena. Saranno i figli del lockdown".
Oggi è la giornata internazionale delle ostetriche. Cosa chiede al governo per tutelare la vostra categoria?
"Chiediamo risorse e vertici che applichino le norme coinvolgendo chi ha competenza nelle scienze ginecologiche. Chiediamo che si investa evitando disparità tra province nell’accesso alle cure. Se l’emergenza sanitaria ha messo in luce delle criticità questo è il primo appuntamento dell’agenda politica da rivedere perché è un diritto delle donne avere servizi sanitari di base".

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