di Roberto Giardina La mattina del 15 gennaio 1990, un lunedì, i berlinesi assaltarono la centrale della Stasi, il servizio segreto del regime, responsabile del controllo interno. Il muro era caduto da 5 settimane. Vidi la folla inferocita invadere il palazzo grigio, devastare gli uffici, buttare dalle finestre i documenti, una nevicata di carta. Si distruggeva la centrale del terrore, che per decenni aveva oppresso i tedeschi dell’est. In quei giorni non si era mai sicuri di quel che si vedeva. Assistevo alla rivolta popolare o all’ultimo trionfo della Stasi? È quasi certo che l’attacco fosse stato sobillato dagli stessi agenti per distruggere atti compromettenti. Dopo, furono trovati 16mila sacchi colmi di documenti a brandelli, o...

di Roberto Giardina

La mattina del 15 gennaio 1990, un lunedì, i berlinesi assaltarono la centrale della Stasi, il servizio segreto del regime, responsabile del controllo interno. Il muro era caduto da 5 settimane. Vidi la folla inferocita invadere il palazzo grigio, devastare gli uffici, buttare dalle finestre i documenti, una nevicata di carta. Si distruggeva la centrale del terrore, che per decenni aveva oppresso i tedeschi dell’est. In quei giorni non si era mai sicuri di quel che si vedeva. Assistevo alla rivolta popolare o all’ultimo trionfo della Stasi? È quasi certo che l’attacco fosse stato sobillato dagli stessi agenti per distruggere atti compromettenti.

Dopo, furono trovati 16mila sacchi colmi di documenti a brandelli, o ridotti a striscioline. Si cominciò a rimetterli insieme, un gigantesco puzzle, la radiografia di una dittatura, un lavoro per specialisti che sarebbe durato per decenni, e che ancora non è finito. Ne vale la pena? chiesero a Helmut Kohl. "Siamo tedeschi, siamo precisi, noi andiamo sempre a fondo", rispose il Cancelliere con orgoglio teutonico. Si continua a rimettere a posto i pezzetti di carta. Fu creato un ente per la gestione dell’immane archivio, e quasi 32 anni dopo la fine del muro, l’eredità della Stasi è passata la settimana scorsa al Bundesarchiv, l’archivio federale, dove resterà custodita per sempre.

I cinque milioni di dossier occupano 111 km di scaffali, la distanza tra Bologna e Firenze, su 17 milioni di abitanti della Germania rossa, quasi uno su famiglia. Finora l’ente, con 1.300 dipendenti e collaboratori, è costato oltre tre miliardi di euro, ma non ha soddisfatto le attese.

Gli agenti della Stasi erano 40mila, gli informatori volontari 187mila, registravano telefonate, pettegolezzi, chiacchiere all’osteria. "Ma quando si vuole controllare tutto e tutti si finisce per annegare nelle informazioni e non si sa nulla", mi disse Markus Wolf, il capo del controspionaggio, rivale della Stasi. Anche lui era sotto controllo. I cittadini che hanno chiesto di consultare il loro dossier sono due milioni e 170mila. Ancor oggi le richieste sono circa tremila al mese. All’inizio era permesso agli stranieri, ora non più. Dalla prima volta, nel 1970, ero andato di continuo al di là del "muro", come fare il mio lavoro senza entrare in contatto a mia insaputa con qualche controllore? Avrò avuto un dossier su di me, ma non chiesi di vederlo. Avrei scoperto forse qualche giudizio poco lusinghiero.

Inevitabile citare Le vite degli altri (2006) di Florian Henckel von Donnersmarck. Fu una svolta. Il film era preciso, e non deluse quanti vissero quegli anni. E per la prima volta, un agente della Stasi, veniva presentato come un essere umano, vittima anche lui del sistema. Il protagonista era Ulrich Mühe, e la vita si confonde con la finzione cinematografica. Consultando il suo dossier scoprì che la seconda moglie Jenny Gröllman, era un’informatrice della Stasi e lo aveva denunciato. Avevano girato un film insieme, nel 1985. Mühe denunciò Jenny nelle memorie, lei smentì e il tribunale le diede ragione. Non c’erano prove. Una storia triste, lei morì nel 2006, Ulrich l’anno dopo, entrambi per tumore. Nella Ddr le mogli spiavano i mariti, i figli i genitori, i preti riferivano le confessioni dei fedeli. La Stasi era un’organizzazione kafkiana, mostruosa, ma non si vuole ammettere che potesse costruire falsi dossier sui nemici del regime per distruggerli. La pubblicazione dei documenti ha distrutto carriere, provocato suicidi. Tutti colpevoli? A volte i dossier sono stati strumentalizzati per eliminare avversari politici. La Stasi ha ucciso ancora dopo decenni. Ma quando si ha a che fare con le spie, non si può mai credere del tutto a quel che si è legge, o si vede.