Genova, 29 settembre 2020 - "Genoa è la Waterloo dei tamponi", è l'allarme lanciato dal professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, su Facebook: "Quello che sta accadendo al Genoa potrebbe rappresentare la Waterloo dei tamponi: dopo poche ore dall'esito di tamponi negativi per tutta la squadra si è assistito a numerose positività con probabili conseguenze importanti sul futuro del campionato di serie A. I tamponi possono dare, da una parte una falsa patente di negatività e di liberi tutti e dall'altra produrre un esercito di positivi asintomatici. Rischiamo di far circolare soggetti negativi al tampone ma in fase di incubazione che trasmettono il virus e chiudere in casa altri con tampone positivo che non trasmettono a nessuno. Occorre rimettere al centro la clinica fatta di segni e sintomi, che unita alla virologia, rimane lo strumento migliore per la gestione della pandemia".

Coronavirus, bollettino Italia del 29 settembre. La tabella Covid di oggi

Dopo la notizia di ieri della positività di 14 tesserati, di cui 6 calciatori (altri parlano di 11), il Genoa ha annullato gli allenamenti e ha programmato un nuovo giro di tamponi. Mattia Perin e Lasse Schone sono già in isolamento da sabato e domenica scorsi. Invece tra oggi e domani dovranno essere sottoposti a test tutti quelli venuti a contatto con la squadra in questi giorni. Inoltre è previsto un ulteriore giro di tamponi per i giocatori per vedere se qualcuno dei positivi sia già guarito.

Il ritorno alla normalità dovrà decretarlo l'ASL competente, che ha dato disposizione al Genoa di non allenarsi. Chiuso il centro sportivo del Grifone, ma gli uffici della società sono comunque aperti: tutti i dipendenti, anche chi non rientra nell'attività sportiva, saranno sottoposti a tampone. 

Adesso è in allarme il Napoli, ultimo avversario del Genoa nel 6-0 del San Paolo. La società partenopea ha posto i propri giocatori in isolamento fiduciario in attesa del tampone per tutti i tesserati programmato nelle prossime ore.

E altri interrogativi si pongono sul match tra Genoa e Torino, in programma sabato alle 18 al Marassi, che ora potrebbe saltare. Per rgolamento in Italia non c'è una soglia minima di calciatori necessari per disputare una partita in caso di contagio da coronavirus che faccia scattare automaticamente il rinvio: è necessario fare richiesta di rinvio alla squadra avversaria, che deve dare il proprio assenso. In Europa è diverso: la Uefa ha stabilito che servono almeno 13 giocatori negativi per disputare il match. 

Il viceministro Sileri

Sull'incognita campionato è intervenuto anche il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri: "Se qualcuno del Napoli dovesse risultare positivo, e nel frattempo forse ha contagiato qualcun altro, capite che si arriva al blocco. Da un punto di vista sanitario, da medico e non da viceministro, dico che la cosa migliore da fare sarebbe fermarsi almeno per 7 giorni. Ci dovremmo comportare come ci comportiamo con i focolai". Sileri poi è stato nettissimo su un altro tema: "Gli abbracci e l'esultanza in campo dovrebbero essere vietati. La distanza deve comunque essere mantenuta. Se da 1 positivo nella squadra sono diventati 14 vuol dire che il virus è circolato, che non sono state mantenute le distanze".

Il ministro Spadafora

Cosa accadrà ora al campionato di Serie A? "Questo mi preoccupa molto. Sentirò il presidente Dal Pino e Gravina". Così il ministro dello sport,
Vincenzo Spadafora, intercettato da alcune tv all'ingresso a Montecitorio, sul caso del focolaio del Genoa, che ha riscontrato 14 positivi al Covid tra squadra e staff. Alla domanda se si rischi uno stop al campionato, Spadafora ha replicato: "Non credo che siamo ancora in queste condizioni".