Il caso di Filippo Mosca, detenuto in Romania. “Un buco come bagno, topi e aggressioni, condizioni incivili in carcere”

Il 29enne siciliano è stato condannato a 8 anni e 3 mesi per traffico internazionale di droga, ma secondo la famiglia e il suo team legale si tratta è un errore giudiziario. La denuncia della madre: “E’ disperato, chiediamo un processo equo”

Costanza, 2 febbraio 2024 – In carcere all’estero in condizioni disumane. La storia di Filippo Mosca ricorda quella di Ilaria Salis: siciliano di  Caltanissetta, 29 anni, è detenuto dal 3 maggio 2023 nel carcere rumeno di Poarta Alba, nei pressi di Costanza, dove sta scontando una pena di 8 anni e 3 mesi. L’accusa è quella di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ma a detta del team legale e della famiglia del ragazzo, la condanna sarebbe frutto di un errore giudiziario.

A maggio Mosca si trovava in Romania con amici per assistere al Sunwave Festival: il giorno prima di ripartire per l’Italia viene portato in commissariato con gli altri. Le circostanze dell’arresto non sono chiare. Ma c’entra un pacco contenente della droga (150 grammi di marijuana, ketamina ed ecstasy) che una ragazza del gruppo, fidanzata di un amico di Filippo, si sarebbe fatta recapitare da Barcellona. Scatta la custodia cautelare, poi tramutata in pena detentiva con la condanna di primo grado, lo scorso 12 dicembre. 

“Mio figlio - ha denunciato la madre di Mosca, Ornella Matraxia ad Askanews – vive in una cella di circa 30 mq con altri 24 detenuti, che hanno a disposizione un buco sul pavimento come bagno. Non un bagno alla turca, ma un buco, usato da tutti, sempre intasato e che non viene mai pulito. Le condizioni igienico-sanitarie sono a dir poco disastrose". "Poarta Alba è una struttura fatiscente, fa molto freddo e non ho potuto portare nemmeno una coperta, perché serve una autorizzazione che a Filippo è stata negata – continua la donna – Mancano alimenti, igiene, assistenza sanitaria. È possibile fare la doccia una volta a settimana, quando c'è l'acqua che è solo fredda”. L’istituto è nato come lager per i lavoratori impegnati nella costruzione del canale Danubio-mar Nero sotto il regime di Ceausescu.

Nei primi giorni di detenzione, il 29enne avrebbe avuto a disposizione solo un letto nel quale avevano fatto il nido dei topi. Filippo non è al sicuro: a detta della mamma, il 24 gennaio “ha ricevuto due pugni in viso, gli è stato versato addosso un contenitore con acqua bollente, un altro detenuto ha cercato di colpirlo con un coltello allo stomaco, fortunatamente è stato fermato da un altro compagno di cella”. Ora il giovane siciliano è stato trasferito in un’altra sistemazione.

L’udienza per gli arresti domiciliari avrà luogo il 12 febbraio. Chiederemo una lettera di accompagnamento all'ambasciata italiana a Bucarest in modo che si faccia garante del fatto che Filippo non lascerà la Romania fino al termine del processo”, ha dichiarato l’avvocato rumeno di Mosca. Il processo d’appello, invece, inizierà ad aprile. Un’attesa che a Matraxia non dà pace: “Sento Filippo ogni giorno ed è uno strazio, non posso essere lì a proteggerlo, è disperato, sono in ansia. Lui è lì dentro e io sono dentro con lui, è indescrivibile. Mi auguro che qualcuno ci aiuti. Non chiedo che mio figlio venga liberato, ma che gli vengano garantiti un processo equo e condizioni civili”.