A scuola in presenza anche in zona rossa (o arancione scuro). È possibile, su richiesta delle famiglie, per i figli di medici, infermieri e dei lavoratori "indispensabili". Tra questi anche forze dell’ordine, insegnanti che fanno lezioni in presenza, operatori di Rsa. Lo prevede una circolare del ministero dell’Istruzione che approfondisce il nuovo...

A scuola in presenza anche in zona rossa (o arancione scuro). È possibile, su richiesta delle famiglie, per i figli di medici, infermieri e dei lavoratori "indispensabili". Tra questi anche forze dell’ordine, insegnanti che fanno lezioni in presenza, operatori di Rsa. Lo prevede una circolare del ministero dell’Istruzione che approfondisce il nuovo Dpcm ed è firmata dal capo dipartimento Marco Bruschi. "Restano attuabili, salvo diversa disposizione delle Regioni", si legge, "le disposizioni del Piano Scuola 2020-2021 che garantisce la frequenza scolastica in presenza degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori le cui prestazioni sono indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione". Garantita la didattica in presenza anche agli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. Ma nessuno si troverà da solo in classe mentre i compagni fanno lezione a distanza: sarà cura di ogni scuola organizzare le lezioni. Assicurata la presenza anche "qualora sia necessario l’uso di laboratori", per le attività di alternanza scuola lavoro decideranno i presidi.

Ma come viene stabilito se un lavoro è "indispensabile"? L’ordinanza si riferisce a precisi codici Ateco ma, si spiega dal ministero, saranno le scuole a valutare caso per caso. In teoria anche il figlio di un autista che guida una linea di autobus ritenuta fondamentale può beneficiare della didattica in presenza. E se l’altro genitore è in smart working? In linea di massima la risposta è no ma deciderà il singolo istituto. L’Associazione nazionale presidi ha chiesto un chiarimento urgente perché "non è accettabile" che siano i dirigenti scolastici a dover riconoscere questo diritto "dando luogo a disparità di trattamento".

Veronica Passeri